Si sono un po’ rallentate le attività negli ultimi anni per i Running Wild, che sono stati addirittura in iato dal 2009 al 2011. Ciò nonostante, la band-leggenda del Teutonic Metal, sempre guidata dal “capitano” Rock’n’Rolf Kasparek, è di nuovo tra noi, e a distanza d’un lustro dal precedente “Rapid Foray”, ecco uscire il diciottesimo sforzo full-length, titolato “Blood On Blood”. Rolf ci svela che la forzata inattività causata dalla pandemia è stata ben utilizzata per gestire e rifinire ogni più piccolo particolare del nuovo album, ed il risultato si sente. Intendiamoci: che questo è un album con impresso a fuoco il tipico trademark dei RW è palese sin dalle note iniziali, laddove la title-track risuona immediatamente con il tipico ritmo Heavy/Power, la tonalità in maggiore e i consueti e coinvolgenti refrain anthemici e battaglieri, che ancora una volta ci ritroviamo a cantare a squarciagola senza neppure accorgercene. Eh sì. Certi stilemi, seppur datati, battono ancora nel cuore d’ogni metallaro di qualsiasi età. Interessante è l’immaginario “moschettieroso” dell’album, che si dipana sin dalla copertina, raffigurante la mascotte Adrian riletta a tema, e passa musicalmente tra la title-track di cui abbiamo appena parlato e la cavalcatona “Crossing The Blades”, epica e powereggiante come solo i RW sanno fare al meglio. A livello tematico abbiamo sempre qualcosa di interessante nei dischi dei Wild, soprattutto inerente la Storia, ed anche questo disco è assortitissimo. Si nota, ad esempio, in due rocciose metal-songs come “Wings Of Fire” e “Say Your Prayers”, basate su alcune profezie del passato storicamente rivelatesi esatte, come quella del Cavaliere Templare noto come Giovanni da Gerusalemme. Ho apprezzato moltissimo, oltretutto, un brano come “The Shellback”, epico e musicalmente basato su alcuni temi musicali celtici, un’altro elemento tipico dei Running Wild (così come anche degli Iron Maiden, se vogliamo) che ritorna in auge sul nuovo album. La produzione è potente e scoppiettante, molto ben fatta. Anche piuttosto versatile, visto che Capitan Rolf ha ben pensato di utilizzare il suo intero parco chitarre per incidere l’album. Impiegando, assieme alla sua consueta Gibson Explorer per le ritmiche, anche la sua Flying V, oltre ad una Telecaster ed una Stratocaster entrambe d’annata, utilizzate soprattutto per gli assoli e gli arpeggi clean. Effettivamente, qua e là le chitarre dell’album risuonano di echi “Rockeggianti” che hanno fatto la storia in molti epocali dischi Rock, soprattutto in due scatenate party-songs quali “Wild, Wild Nights” e “Wild And Free”. Oppure nella sperimentale, anthemica “One Night, One Day”, dove risaltano tanto assoli di chitarra di stampo tradizionale quanto arpeggi in clean e distorsioni belle piene. L’apoteosi “consueta” per un album dei Running Wild è sempre il brano finale, di solito il più lungo. Ebbene, anche stavolta la band ci saluta con una song di quasi 11 minuti, “The Iron Times (1618 – 1648)”, che riesce a musicare il periodo storico della Guerra dei 30 Anni con la consueta grande enfasi narrativa e l’altrettanto consueto ritmo “cavalcoso” ed epico, i quali fanno apparire il brano assolutamente non prolisso né tantomeno noioso. Cosa dire, i Running Wild per fortuna sono ancora al meglio, relativamente al fatto che i decenni trascorsi sul groppone sono un bel po’. E questo lo reputo molto importante. Un album come “Blood On Blood”, per certi versi “tradizionale” (nel senso che di nuovo sostanzialmente porta poche cose) e allo stesso tempo su livelli creativamente ottimi, consoni ad una band storica quali i RW senza alcun dubbio sono, merita la consueta considerazione del panorama Metal internazionale almeno quanto dischi storici come “Death Or Glory” e “Black Hand Inn”. Andiamo volentieri all’arrembaggio ancora una volta, dunque, a fianco di Capitan Rock’n’Rolf!
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















