La parabola artistica dei Leprous è costellata di tanti piccoli tasselli che vanno a delineare un quadro più che positivo per una band – la quale non faccio fatica a dire – tra le migliori del panorama Prog Metal attuale. La loro è stata un’evoluzione stilistica che si è protratta attraverso l’uscita di sei dischi ufficiali, pubblicati con puntualità sempre ogni due anni. Un sound che poggia le basi sul Prog in teoria ma che poi nella pratica risulta essenzialmente incatalogabile, tanta è la complessità del sound dei norvegesi . Ritmiche dispari, l’approccio in falsetto di Solberg e le sonorità ora Pop, ora Rock, ora elettroniche, hanno reso i Leprous una creatura strana all’interno del panorama Metal (e non solo) attuale.
“Aphelion” (rilasciato a fine agosto per Inside Out) è un disco nato e concepito in un periodo storico complesso come quello attuale, martoriato da una delle peggiori emergenze sanitarie della storia recente e che ha colpito tutti noi indistintamente. Introdotto da una copertina (firmata dalla graphic designer Elena Sigida) estremamente surreale e simbolica la quale rappresenta una piramide e un simbolo legato al sole e alla luna (“Aphelion” è il punto più distante dal sole per una stella).
L’inizio di “Aphelion” caratterizzato dalla possente “Running Low”, ci mostra una band che si è evoluta ulteriormente e che ha deciso di affinare e migliorare quel sound elegantissimo che aveva già caratterizzato il precedente “Pittfalls”.
L’intimismo primordiale permea la natura di pezzi come la già citata “Running Low” ma anche “Silhouette” la quale parte con un intro in parte elettronica e si dipana attraverso intermezzi calmi e un ritornello in puro stile “Leprous”. Così le massicce colonne sonore di “The Silent Revelation”, pezzo che ha anticipato l’uscita del disco e il Prog più sognante di “Castway Angels” .
“Aphelion” è un lavoro complesso, affascinante, infarcito di quel mood tipicamente Nordico sul quale si poggia l’intera discografia del combo di Notodden . Registrato in tre diverse location, non presenta sbavature sul fronte di produzione e mixaggio nè tantomeno per quanto concerne quello della composizione. Come dichiarato da Solberg, il disco è stato frutto di un lavoro non calcolato ma spontaneo. E forse questo è il vero punto di forza dei Leprous, una band che è stata capace di riscrivere un genere, rinnovandolo dal suo interno attraverso un lavoro di passione e non strutturato su schemi rigidi. A venti anni da quando la band è nata, un nuovo tassello di magia nella produzione del “lebbroso”, è stato piazzato, regalandoci un altro bel capitolo di ottima musica in tempi bui come questi.
Voto: 9/10
Sonia Giomarelli















