Ammetto di aver lasciato Rob Zombie al tempo di “Sinister Urge” ma qui lo ritrovo.
Nel senso che il marchio di fabbrica c’è, che le idee ci sono e se guardo i tre lavori tra Sinister e questo non mi sono perso molto. Ovvero che a parte un paio di sviste da parte sua, il tenore qualitativo è rimasto alto.
“The lunar injection Kool Aid eclipse conspiracy” è uscito nei primi mesi di quest’anno e d è parecchio eclettico; troviamo le sue solite, ma valide, composizioni industrial, con loop e spezzoni vocali presi un po’ dove capita (ci sono delle chicche che non vi svelo, dovrete ascoltare l’album); pezzi con intrusioni blues, rockabilly, della psichedelia che riprende in parte anche la copertina e persino del country.
Va detto che di diciassette tracce, si avete letto bene, ci sono parecchi intermezzi che sono al di sotto del minuto, che comunque aiutano l’ascolto e che nel complesso non sono né dissonanti e né scontati. Se togliessimo questi intermezzi/intro avremmo undici tracce che sicuramente funzionerebbero, ma che mancherebbero di quella particolarità tipica dell’artista.
La produzione è mastodontica, perfetta sotto ogni frangente. Esperienza di Zombie, come del resto della band: John 5, Ginger Fish e Piggy D rispettivamente partendo dall’ultimo: basso, batteria e chitarra. Gli effetti i loop e l’innesto dei ronzii e dei fruscii danno l’impressione all’ascoltatore di essere in un album di Rob Zombie, prima ancora di sentirlo cantare.
Diciamo che questo album è una mia riscoperta personale, a dimostrazione che Rob ha ripreso in mano al 100% il suo interesse principale ovvero far musica, e lo sta riportando ai livelli primevi. Vuoi anche, ripeto, con la band che si trova alle spalle che porta avanti un certo tipo di sound che
“qualcuno” ha perso per la strada (chi ha detto Marilyn Manson?!).
“Shadow of the cemetary man”, “The triumph of king freak (a crypt of preservation and superstition)”, “The eternal strugle of the howling man” che è anche singolo , “Shake your ass-smoke your grass”, “18th century cannibals, excitable morlocks and a one-way ticket on the ghost train” e “The ballad of sleazy rider” sono i brani che mi hanno colpito più degli altri. Va detto che in alcuni casi certi intermezzi potevano esser sviluppati in modo differente rendendoli tracce più lunghe e con un certo appeal. In ogni caso va ascoltato senza se e senza ma.
Terminando questa mia recensione, vi posso dire che se il rock è morto Rob Zombie lo ha resuscitato. Lavoro molto bello, intenso, godereccio, e che ti obbliga già alle primissime note a muoverti e scatenarti. Welcome back Mr. Zombie.
Voto: 8.5/10
Alessandro Schümperlin















