I god is an astronaut sono al ventennio di carriera e siamo di fronte al nuovo lavoro, il decimo da studio, che porta il loro sound verso altri lidi. La scelta di uscire per Napalm records porta la band dell’isola di smeraldo a scelte interessanti.
Le scelte di campo sono la conseguenza di quanto presentato nei precedenti lavori, anzi andando a caricare di più alcune sonorità più oscure e più pesanti. Quindi il loro rock prende delle tinte più forti e delle atmosfere oppressive ed invasive; ma allo stesso tempo troviamo delle ritmiche incalzanti veramente interessanti che fanno da contraltare alla cupezza di alcune melodie.
Cade subito all’occhio, anzi all’orecchio, che praticamente tutti i brani hanno la base sincopata della batteria che fa da spina dorsale e da fonte “battesimale” di ogni singola traccia. Sono le chitarre ed il basso che articolano su questi ritmi particolari dando delle sfumature differenti ad ogni “pié sospinto”. Le melodie intrecciate ed intreccianti delle chitarre da una certa malia, una certa ossessione ed un incantesimo che tiene l’ascoltatore attaccato dalla prima all’ultima traccia.
Sette brani da oltre cinque minuti medi, se escludiamo i due brani da oltre quattro minuti e la finale di poco meno di quattro minuti. Tutto squisitamente in strumentale e vi posso assicurare che la voce non si sente la mancanza.
Le scelte tattiche di mixer sono ottime e rendono merito agli arrangiamenti, alle composizioni e, ovviamente, ai quattro musicisti irlandese.
Interessante, ripeto, la scelta di far passare tutto dal “perno” della batteria e rendendo non solo merito ma pure dando delle speciali armonie per rendere ancora più interessante il tutto.
“Burial”, “Fade”, “Barren trees” e “In flux” sono i brani che mi hanno colpito parecchio. Vale veramente la pena di ascoltarlo, le melodie gli arrangiamenti e la complessità del tutto rende estremamente interessante i quaranta minuti scarsi di questo “Ghost tapes #10”.
Concludendo va detto che questo nuovo album dei God is an astronaut è oltremodo interessante e ben curato (vorranno dire o no qualcosa venti anni di carriera?!). Articolato il giusto e tutt’altro che banale. Vale veramente la pena ascoltare questo lavoro e facendo un minimo di ragionamento la loro proposta è anticonvenzionale pure essendo moderno. Va assolutamente ascoltato.
Voto: 8.5/10
Alessandro Schümperlin















