Il fratello di Rob Zombie continua a macinare album con la sua band. Si, perché per chi non lo sapesse il leader dei Powerman 5000 è il fratello di Rob Zombie e come sempre “buon sangue non mente” e questo “The nobel rot” è una manata in faccia a tutti gli effetti.
Attivi dai primissimi anni 90 del secolo scorso e dopo il loro primo EP del 94, appunto, ed un album autoprodotto del ’95 arrivano ad un contratto discografico nel 97 e da li in poi la band ha ha sfornato ben undici album di cui tre live e otto da studio. con alti e bassi, con EP, DVD, singoli e cambi di lineup siamo, e sono, arrivati a questo nuovo lavoro per Cleopatra records .
Che vi sia chiaro il fatto che vi sia una parentela tra Spider one e Rob Zombie non influisce minimamente sul composto e sull’arrangiato. La band ha un suo stile e se dovessi essere un filino “sacrilego” direi che questo album è un mix tra un Marilyn Manson di “Mechanical animals”, i Die Krupps ed i Ministry.
Le combinazioni tra il metal e l’elettronica, con una giusta dose di loops e di filtri rendono il tutto assolutamente interessante e godurioso. Una chitarra parecchio affilata; il supporto dei synth è non solo importante ma necessario, senza dei quali credo che i brano perderebbero parecchio del loro appeal. Basso interessante e voce inconfondibile. LA batteria, pur essendo accompagnata da una sezione di percussioni e di pad elettronici risente leggermente di una monotonia che potrebbe destabilizzare chi non è abituato al genere.
La post produzione è stellare. Tutto calibrato al meglio e senza sbavature di sorta in tutti e dieci i brani. Ottimi lavori di mixing, preciso e curato il mastering ed è assolutamente una botta di vita e di suoni.
Curioso che abbiano inserito una cover “We got the beat” delle go go’s, band degli anni 80 del secolo scorso, ma pare che sia un tributo che Spider one abbia fatto ad una delle “motivazioni” per cui ha cominciato a cantare. In ogni caso, oltre a questa traccia vi segnalo “Strange people doing strange things”, “Speciale effect”, “Let the insects rule”, la opener “Cannibal killers that kill everyone” e “Black lipstick”. Come sempre vi consiglio di far vostro questo lavoro e di scegliere le vostre tracce preferite.
Anche se questo album è una naturale conseguenza del modus operandi dei Powerman 5000, questo è un album più industrial ed elettronico che non metal propriamente detto. Il che non è un male o un bene, dipende solo dalla vostra personale attitudine e la vostra capacità di voler apprezzare sonorità dure e cattive andando su ambiti non esclusivamente metal.
Altra cosa da tener presente è che i Powerman 5000 non hanno optato per un “passo in dietro”, ma una loro personale prosecuzione del loro cammino sonoro.
Consiglio questo lavoro agli appassionati di industrial, di musica elettronica ed affini.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















