La Art gates si è già fatta avanti più volte per quello che concerne il nu metal ed il crossover e questi Heleven con il loro “Into the oceans” non sono da meno. Interessante il loro modo di proporre il crossover, il metalcore mischiato con il NU metal; suoni moderni, particolarmente pesanti con stacchi inconsueti e leggeri il tutto condito con voci particolari che ricordano mr Korn e Layne Staley in primis. Ma andiamo per gradi, due parole sulla band, per chi non li conoscesse, vanno fatte.
Gli Heleven sono band ispanica, di Grandada per la precisione, nata nel 2016 e arrivarono al debutto tre anni più tardi con “Medusa’s love story”, che era un modo un pochino goffo, ma pur sempre funzionale, nel dimostrare chi fossero e cosa volessero. Ho scritto “un pochino goffo”, perché c’era un mix di generi dentro quel lavoro che davano difficoltà a capire cosa la band volesse dal pentagramma.
Questo lavoro invece risulta bello compatto e seppure le sperimentazioni sono un must, la scelta di abbandonare le forme “arlecchine” di assemblare la tracklist un album è assolutamente salutare per loro.
Come ho già dichiarato prima chitarre belle ruvide e violente che non lasciano un secondo di fiato. Batteria interessante, forse alcuni volumi li avrei alzati leggermente, ma con un’equalizzazione finale buona; il basso leggermente nascosto ma nel complesso percepibile e fa il suo dovere di “staffetta” tra la batteria ed il resto della band; curiose alcune incursioni leggerissime si synth; che arricchiscono e non stufano o risultano invasive. La voce, come detto, è a scavalco tra quella di Jonathan Davis e di Layne Staley ma con un potenziale interessante e soprattutto non è un “fare l’imitazione” che vi sia chiaro. Gli arrangiamenti sono buoni; le scelte di mixer, nel complessivo, sono godibili e buone; ribadisco che forse avrei alzato leggermente di più i volumi dei tom e del basso, ma siamo al limite tra piacere personale ed “errore” di post produzione.
“The wings I need to fly” ballad dal potente sapore grunge, la opener “Escape room”, la titletrack “Into the oceans”, “Mistakes” e “Promised land” vi daranno il senso delle mie parole. Forse unica cosa che ho compreso poco è il senso della penultima traccia. Ribadisco non l’ho compresa fino in fondo, magari limite mio, seppur interessante come atmosfera e nel complessivo molto evocativa, ma pare, per durata e posizione, un’incompleta o un “intermezzo” che non aggiunge e non toglie nulla.
In conclusione un lavoro maturo ed evolutivamente parlando ottimo per la tipologia di band. Se volete del materiale ben strutturato, con attitudine e con passione, oltre che con bravura questo “Into the oceans” fa per voi e gli Heleven altrettanto sono la band per voi.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin
















