Ma che ve lo dico a fare… la “Progressione” del grande shredder della tastiera Prog Metal Vitalij Kuprij (Artension, Trans-Siberian Orchestra) prosegue anche nell’ambito della sua ormai blasonata attività da solista. Ed arriva al traguardo di 10 albums 10 tondi tondi con, appunto, “Progression”. Una parola di premessa va detta: un album di questo genere è apprezzabilissimo da tutti, e poi vi spiegherò perché. Seppur corra il rischio di circolare solamente presso il solito, ristretto pubblico settoriale dei fanatici del Metal Strumentale Neoclassico. Com’é giusto che sia in molti casi. Ma per certi versi, la cosa non mi trova tanto d’accordo riguardo “Progression”. Del resto, possiamo immergerci nelle atmosfere di un album virtuosistico sì, ma tanto, tanto imbevuto della consueta dose di Neoclassicismo tipica dei “virtuosi” (soprattutto della chitarra) in ambito Metal. E se mettiamo momentaneamente da parte i consueti duelli solistici chitarra/tastiera (con Vitalyj a gemellarsi in continuazione con grandi shredder internazionali, tutti graditissimi guest del calibro di Michael Harris, Roger Staffelbach, Christian Münzner degli Obscura ecc. ecc. ecc.), che comunque sono presenza obbligata in un album del genere, d’altra parte quando il velocista dei tasti d’avorio rallenta la corsa e si dedica compiutamente alla composizione… beh lì arriva il bello. Gemellandosi “solisticamente” con il chitarrista Bill Hudson, Vitalij ci sforna una “Sinfonietta” che ha proprio il gusto di una composizione classica rivitalizzata dagli arrangiamenti Prog Metal. Anche la lunga “Rememberance”, arrangiata quasi totalmente con un oceano di keyboards dall’atmosfera compiutamente “celestiale”, ha una sua compiutezza compositiva capace di soddisfare un palato fine dedito all’ascolto della musica strumentale… quasi New-Age, oserei dire. In fin della fiera, l’album nuovo di Kuprij suona particolarmente riuscito nel suo equilibrio tra i prediletti e suddetti momenti solistici ad alta velocità e la raffinatissima cultura classica in cui affonda le radici il tastierista statunitense. Che riesce nell’intento di realizzare un album per tutti, raggiungendo secondo me una vetta molto vicina agli ultimi album del grande Jason Becker. God Bless!
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















