Buongiorno Frank, benvenuto su Giornale Metal!
Grazie a voi è un piacere tornare sulle vostre pagine!
È uscito da poco l’Ep dei Thunder Rising. Per chi non vi conoscesse, puoi presentarci la band?
Thunder Rising è composto dal Sottoscritto alla Chitarra, Corrado Ciceri alla Batteria, Alessio Spini alla voce, Enzo Caruso alle tastiere e voci e Gabriele Baroni al basso. Nelle precedenti release abbiamo avuto il piacere di avere Mark Boals (Ex Malmsteen singer) alla voce e Andrea Ringoli alle Rythm Guitar che però in questa nuova release ha lasciato il posto alle tastiere, Andy sarà comunque dei nostri nelle session live!
“TR III” è un Ep dai connotati prettamente Hard Rock ma allo stesso tempo con un approccio abbastanza personale. Avete dichiarato in fase di registrazione che i pezzi sono un tributo a quelle sonorità. Puoi raccontarci di più?
L’album nasce dopo un’esperienza di scrittura di parecchio repertorio “vintage” per produzioni televisive, attività che pratico da decenni. Esplorando quel mondo musicale mi sono chiesto, ma perché non pensare ad un “vintage rock” che riporti alle nostre origini musicali? Il tutto però riproposto in chiave e con sonorità moderne, quindi con una produzione brillante e dinamica e dalle sonorità moderne. Quindi un songwriting volutamente ispirato al passato, ma trasfigurato con il linguaggio odierno. TR III nasce dopo una fase di progettazione ben pensata ed articolata, non è nato “di istinto”.
I Thunder Rising nascono come una band influenzata pesantemente dall’Hard Rock degli anni ’70/’80. Come vedi il genere oggi? In qualche modo si è assistito ad una sorta di rinascita per i suoni vintage. Cosa ne pensi di queste operazioni nostalgia che stanno imperversando nel mondo musicale attuale?
Per quel che mi riguarda è da distinguere la “nostalgia” dalla “consapevolezza del passato”. Ritengo che il rock ’70 ’80 fosse ben più ricco di idee di tutto ciò che è arrivato dopo, e paradossalmente tutto quello che è arrivato dopo, prog compreso o potrei dire anche nu-metal, deve un tributo al passato. Esplorare quel repertorio con la consapevolezza di oggi, è un’esperienza unica, purché ci sia conoscenza. Come dicevo per quel che mi riguarda nulla è lasciato al caso, compresa la scelta della chitarra da utilizzare per un determinato riff se vogliamo davvero rivalutare un periodo storico e che ha lasciato il segno.
Nella band non c’è più Mark Boals ma è subentrato Alessio Spini che io trovato in gamba e assolutamente all’altezza. Com’è stato lavorare con due cantanti diversi? C’è una differenza nel lavorare con musicisti stranieri e italiani?
Alessio è un gran cantante, credo uno dei pochi voalist italiani così dotato, e anche un ottimo showman sul placo, aspetto da non sottovalutare! L’esperienza con Mark Boals è stata bellissima, io ho realizzato anche un altro Ep solista con lui (It’s My Life – 2018 http://www.frankcaruso.it/it-is-my-life/) e siamo ancora in contatto per altre produzioni, ma ora volevo portare su disco quello che la band è dal vivo, e Alessio era la figura giusta! Si è molto diverso lavorare con cantanti stranieri, innanzitutto per la lingua. Per loro la melodia nasce con il ritmo della loro lingua, non è una traduzione, e il risultato è completamente diverso. Gli americani poi hanno uno stile molto “easy” e lavorare con loro è sempre bellissimo!
Tu arrivi da un’esperienza importante come quella degli Arachnes, band dai connotati Power Prog che tu stesso hai fondato assieme a tuo fratello Enzo e che ormai è in attività da 25 anni. Ho notato che l’ultimo disco è uscito nel 2011, c’è la possibilità che esca qualcosa in futuro oppure ti stai dedicando esclusivamente ai Thunder Rising?
A livello di scrittura ora sono concentrato su Thunder Rising, abbiamo in lavorazione altri 5 brani e per fine anno dovremmo uscire quindi con un Full Lenght Album comprensivo dei 2 EP. Abbiamo pubblicato un singolo con ARACHNES, e un video (https://www.facebook.com/globalsoundnet/videos/666994227431882) che ha avuto un gran seguito, ed è in programma la ristampa dell’ultimo album, quindi abbiamo diversa carne al fuoco direi!
Come musicista ma anche insegnante, quali consigli vorresti dare a quei giovani che vogliono intraprendere oggi una carriera musicale, mettere su una band e fare della musica il proprio lavoro?
La figura del musicista oggi è molto diversa da quella del passato, ed è sicuramente più eclettica e meno legata al concetto di band. Personalmente lavorare su progetti solisti ed avere una band (anzi 2 nel mio caso!) è qualcosa che mi ha arricchito molto! Lavorare con una band significa mediare il proprio istinto musicale con quello degli altri, e questo mix dà origine a sfumature musicali impreviste. Per contro lavorare a progetti solisti lascia lo spazio di esprimere concetti e aspetti non vincolati ad un genere o ad uno “stile” a cui la band si riferisce, e credo quindi siano percorsi che necessariamente devono coesistere. La cosa fondamentale, è avere un obiettivo e un progetto artistico da seguire, se vogliamo che non sia solo una passione ma un futuro di vita e allora sarà tutto molto Rock & Roll!!!!
L’intervista si conclude qua, ti ringrazio per la disponibilità!
Grazie a voi e alla prossima! Stay Tuned!
Sonia Giomarelli















