I Phantom Elite, per me novità assoluta, sono al secondo album; il primo del 2018 e il nuovo album uscito da poco per Frontiers. Ammetto che non ne avevo mai sentito nominare e mi sono dovuto un pochino informare su di loro prima di poter approcciarmi al loro lavoro.
Loro sono un progetto costruito da Sander Gommans (ex- After Forever) e della cantante Marina La Torraca (Exit Eden e presente nei live degli Avantasia). Dalle prime note sento il power classico con produzione “nuova”, quindi chitarroni a sette corde, synth pompati, suonati da Koen Stam, e postproduzione abbastanza poppeggiante.
La band viene poi completata da altri ottimi musicisti, Max van Esch e Joeri Waemerdam rispettivamente chitarra e batteria, che fanno la loro parte in modo ottimale. Va detto che in questo lavoro Gommas è compositore e produttore esecutivo della band, quindi non è lui il chitarrista nelle tracce.
Diciamo che sull’immediato direi album ottimale per chi apprezza gli Amaranthe ed i Delain, oltre ovviamente al power con venature pop; che pare stia andando per la maggiore in sto periodo.
Sul frangente tecnico nulla da dire: composizioni buone, forse prevedibili in alcuni punti ma buone, chitarre a sette corde per risultare più “cattive” e corpose, batteria bella pompata e in linea con il genere, synth che riempiono e che risultano oramai immancabili, per tipo di suoni principalmente, e che rimandano pesantemente a materiale parecchio commerciale e super vendibile.
Come accennato prima tutti i musicisti dietro a questo progetto sono bravi e volendo spezzo una lancia aggiuntiva per Marina che ha una voce stupenda e per fortuna non usa il finto lirico che nel power al femminile (non riuscirò mai a chiamarlo symphonic) spopola.
Nomen omen dicevano i latini ed effettivamente “Titanium” è si metal, ma parecchio leggero, e nel complesso confezionato bene. Le operazioni da banco di regia permettono di far scorrere senza intoppi il lavoro per tutte e dieci le tracce, ma non lasciando molto a fine ascolto. Nel senso che bravi, musica leggerina, ben composta e ben eseguita ma un filo troppo leggera. Penso che possa piacere a chi si gasa con il pop metal et simila.
Se una rondine non fa primavera, una chitarra distorta non fa metal, neppure se droppata e con qualche breakdown.
“Deliverance” che è singolo, “Diamonds and dark” anch’esso singolo, “Worst part of me” carina la mossa di mettere il growl in quel modo così di moda ora, “Conjure rains” e la titletrack “Titanium” vi daranno il senso delle mie parole. Come sempre vi consiglio di dare un ascolto all’album e decidete le vostre tracce preferite.
Insomma, un lavoro che commercialmente potrà fare numeri, ma che purtroppo non rimarrà negli annali della musica metal, e neppure in quella commerciale e pop, neppure mettendo alcune aggiunte chatcy e ruffiane che piacciono al “metallaro della strada”. Album godibile, buono per essere il secondo lavoro della band, ma non è né un capolavoro e neppure un’innovazione; si innesta in questo nuovo filone di pop metal che mi lascia un pochino perplesso. Di certo gli amanti degli Amaranthe, Delain e volendo pure Epica.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin
















