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NICK MASON’S A SAUCERFUL OF SECRETS – Live At The Roundhouse

NICK MASON’S A SAUCERFUL OF SECRETS – Live At The Roundhouse

Label: Sony Music

Questo disco dal vivo del batterista dei Pink Floyd integra e completa la panoramica sulla storica band inglese insieme al piu’ altisonante e celebrato (anche su Giornale Metal.it) Us And Them di Roger Waters. Nick Mason ha scelto, in modo coraggioso e originale, di ridare vita a tutto quel repertorio pinkfloydiano che talvolta rischia di essere dimenticato rispetto all’appeal popolare dei dischi piu’ conosciuti. Per quasi tutti Pink Floyd significano The Dark Side Of The Moon, Wish You Were Here e The Wall ma in realta’ la discografia della band conta almeno una decina di altri titoli importanti. Diremo di piu’, per alcuni fans il primo album The Piper At The Gates Of Dawn del 1967, l’unico con Syd Barrett, sarebbe il migliore di tutti. E all’epoca ci sono stati pure dei brani usciti solo su singolo che hanno fatto la storia. Poi gli album successivi ASaucerful Of Secrets (1968), More (1969), Ummagumma (1969), Atom Heart Mother (1970), Meddle (1971), e Obscured By Clouds (1972) hanno costituito un capitolo unico e affascinante. E’ all’interno di questi dischi che si cela l’animo piu’ psichedelico, sperimentale, avventuroso e creativo del gruppo. La musica in quel periodo non conosceva confini strutturali, la forma canzone era spesso dilatata, stravolta e liberamente manipolata per assumere dimensioni molto particolari. Ognuno di questi dischi era un viaggio vero e proprio. Nick Mason compie l’encomiabile lavoro di riportare sui palchi della musica dal vivo parte di tutto questo e gia’ per questo merita un applauso. Poi lo ha fatto bene , e l’applauso diventa doppio. C’e’ chi dice che tutto questo risulta essere una sorta di cover band. In tal senso anche le tournee’ di David Gilmour e di Roger Waters andrebbero giudicate cosi’ ma nessuno lo fa. Laddove c’e’ un membro originario non c’e’ cover band ma reinterpretazione. La band che accompagna Mason in questa bella avventura e’ formata dal cantante/chitarrista Gary Kemp (ex Spandau Ballet), dal bassista/cantante Guy Pratt (vecchia conoscenza nell’universo floydiano), dal tastierista/cantante Dom Beken e dal chitarrista/cantante Lee Harris.NIck Mason, considerata la veneranda eta’ di 76 anni, riesce ancora a creare una cornice ritmica solida e rassicurante. L’excursus musicale di questi brani si gioca dunque sul quinquennio 1967_1972, gli anni precedenti all’esplosione di popolarita’ che il gruppo ha avuto a partire da The Dark Side Of The Moon. I primi due 45 giri del gruppo, Arnold Layne e See Emily Play, sprìzzano ancora intatta la loro ingenuita’ visionaria di stampo beatlesiano e testimoniano quell’universo dirompente e innovativo dei Pink Floyd con Barrett. Brani che non ci si stancherebbe mai di riascoltare. Il gia’ citato primo full lenght The Piper At The Gates Of Dawn e’ rappresentato da quattro brani. alcuni sono pezzi importanti, basilari e ricchi di carisma evocativo come Interstellar Overdrive e Astronomy Domine. Questi brani, caratterizzati da una struttura quasi hard rock, erano punti salienti delle antiche esibizioni dal vivo del gruppo e venivano spesso dilatati da improvvisazioni lisergiche e visionarie. In questa nuova veste conservano il loro fascino e si avverte la voglia di rievocare l’antico approccio. Brani piu’ leggeri come Bike e Lucifer Sam restituiscono quell’approccio naif barrettiano che abbiamo da sempre imparato ad amare. Vegetable Man e’ stata registrata all’epoca con Barrett ma mai pubblicata sino al 2016 nella raccolta The Early Years. Point Me At The Sky e’ invece un singolo pubblicato nel 1968 quando al posto di Barrett c’era gia’ David Gilmour. Il lato B di quel 45 giri era l’allucinata Careful With That Axe Eugene che ci dispiace dì non riascoltare in questo contesto. Altri quattro brani giungono dal secondo disco A Saucerful Of Secrets del 1968. L’articolata e fascinosa title track resta un fulgido esempio di viaggio psichedelico senza confini, con quel finale che e’ come una fuga verso l’alto che commuove sempre. Anche Remember A Day e Let There Be More Light sono pezzi densi di magia evocativa. Set The Controls For The Heart Of The Sun risulta essere uno dei brani piu’ suggestivi e inquietanti dell’intero repertorio floydiano. La sua atmosfera mistica, scandita proprio dal piglio percussivo di Mason, esercita un’irresistibile presa magnetica sui nostri sensi conducendoci in mondi arcani e fluttuanti. Dalla colonna sonora del fil More arrivano il furioso hard rock di The Nile Song e l’eterea atmosfera di Green Is The Colour. Ummagumma disco doppio del 1969 meta’ in studio e meta’ dal vivo, e’ stato rappresentato con le gia’ citate esecuzioni di Astronomy Domine, Set The Controls For The Heart Of The Sun e A Saucerful Of Secrets. La sequenza If/Atom Heart Mother/If Reprise ci conduce nei verdi pascoli (the grass was greener…) dove bruca eterna e rassicurante la placida mucca della celebre copertina di Atom Heart Mother del 1970. Atom Heart Mother e’ un disco importante nella storia del gruppo. Un lavoro ambizioso, con il lungo omonimo brano orchestrale che viene qui riproposto in una bellissima versione sintetizzata.Il tutto fuso con la dolcissima If, che ci culla con la sua inquieta tenerezza. Meddle del 1971 e’ rappresentato dalla famosa One Of These Days e dalla meno nota Fearless. Obscured By Clouds del 1972 e’ un’altra colonna sonora, ben rappresentata da brani come la title track, Childood’s End e When You’Re In. Il viaggionei primi anni dei Pink Floyd e’ un’operazione che prima o poi andava fatta e visto che i piu’ blasonati Roger Waters e David Gilmour non hanno mai preso l’iniziativa onore al merito del buon vecchio batterista della band. E noi applaudiamo ancora a piene mani perche’ questi pezzi sono pura magia e sono anche storia che nessuno di noi deve dimenticare.

Voto: 10/10

Silvio Ricci

Tags: recensioni
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