Quando si parla di vecchie glorie del Rock (e dell’Hard Rock) che si mantengono su ottimi standard anche dopo mezzo secolo di attività, non possiamo di certo non citare gli hardrockers britannici della prima ora Wishbone Ash. Anche se l’unico rimasto della line-up originale è il chitarrista/cantante Andy Powell, i nostri dichiarano nella bio che la formazione attuale (comprendente Bob Skeat al basso, Joe Crabtree alla batteria e il nuovo acquisto Mark Abrahams, chitarrista relativamente giovane e devoto fan, cresciuto imparando a suonare appunto le canzoni dei WA) sia la migliore nella storia della band. Oggettivamente, non volendomi io arrischiare a mettere sullo stesso metro di paragone questo comunque ottimo “Coat Of Arms” con classici della band come l’omonimo esordio del 1970 o New England del 1976 (sai le polemiche…), posso comunque affermare che quella di oggi è la miglior line-up attualmente possibile per la band. Vi va così? Effettivamente, ancora oggi gli Ash sono in grado di sfornare ottimi albums… così come non hanno mai mancato di fare. E “Coat Of Arms” è ben il ventitreesimo! Davvero un ragguardevole traguardo. Non solo strumentalmente, ma anche e soprattutto a livello di songwriting, i nostri si sono rivitalizzati benissimo. L’album non manca di ripresentare le tipiche peculiarità dello Wishbone-sound, prime tra tutte quelle bellissime armonie a doppia chitarra, che ognitanto fanno capolino nelle composizioni e che tanto hanno svezzato gente come Irons e Judas. Il Rock chitarristico degli Ash, messo bene in luce da una produzione senza alcuna falla, si destreggia bene tra momenti più soft, con melodie che accarezzano le tendenze al Prog, e parti più movimentate dove le doppie chitarre “amiche nostre” (di noi metallari, dico) tracciano le linee portanti dei riffs e delle armonie in maniera magistrale. Picco compositivo? Beh, direi, a parte l’emblematico incipit “We Stand As One”, che rappresenta anche il singolo apripista, considero veramente “da sturbo” il brano “It’s Only You I See”, che pur aprendosi in maniera molto soft e dilatata, si trasforma nel bel mezzo della durata in un superbo Hard chitarristico, molto old-style ma di gusto assolutamente ottimo. Non manca neppure un po’ di eclettismo, come nell’acustica “Consider Me Now”, con il suo gusto Folkeggiante ancora una volta sottolineato da armonie chitarristiche di grande presa, o come nella finale, sperimentale “Personal Halloween” che presenta strutture armoniche vicine addirittura allo Jazz/Funk. Un album, insomma, discretamente variegato, che si presenta come un tripudio di energia e melodia ben incastonate nel songwriting. Cos’altro potevate attendervi dagli Wishbone Ash ancora oggi?
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















