I We butter the bread with butter molti li conoscono come WBTBWB sono band electro metalcore berlinese che dal 2007, anno di fondazione, non perdono smalto nel loro modo di presentarsi visivamente e musicalmente.
Diciamo che di base non si prendono molto sul serio, già partendo dal nome ovvero “noi imburriamo il pane col burro” e non da meno questo nuovo lavoro che si chiama “L’album” in tedesco.
Strutturalmente abbiamo a che fare con del materiale che ha dosi massicce di badilate in faccia ll’ascoltatore. Indipendentemente che la “badilata” sia elettronica o che sia metal. Strutture assolutamente riconducibili al tipico Djent del metalcore a cui si affiancano delle bordate di elettronica tutt’altro che “leggere” che “sornione” e ammiccanti.
Delle tredici tracce presenti in questo album abbiamo schiaffi dato a mani ampissime per chiunque. A dimostrazione che le cose si possono fare in modo assolutamente asimmetrico, che le infezioni possono avvenire in modo “naturale”. Ovvero che ci possono essere intrusioni di generi diametralmente distanti che, se fatte in modo coerente, danno ottimi risultati.
Da specificare che la band è tornata “duo”, come agli albori, dopo il periodo “di esser diventati band reale e far musica realmente”(parafrasando un loro concetto quando erano con una lineup da 4 e/o 5 membri).
Per capirci Macel Neumann (chitarre, synth, programming, back vocals dal 2007 ad oggi e il basso nel periodo 2007-2010) e Tobias Schultka, (lead vocals dal 2007 al 2010 e dal 2019 ad ora; drums programming dal 2007 al 2010) sono i membri fissi della band, mentre: Kenneth Duncan lo è stato dal 2010 al 2012 come chitarrista, Maximilian Saux dal 2010 al 2015 basso e backing vocals, Paul Bartzsch (vocals) e Can Özgünsür (drums) dal 2010 al 2019; in fine Axel Goldmann dal 2015 al 2019 al basso.
Questo per dare il senso al fatto che la band pur essendo tutt’altro che in uno stato di “band normale” riesce a dare il massimo ed a stupire l’ascoltatore.
Chitarre “grossissime” stoppate e sincopate che danno una prima botta. Batterie (in)umane e quelle squisitamente sintetiche che devastano sotto ogni aspetto. Basso che inspiegabilmente riesce a fare da collante con tutte e due le basi ritmiche senza perder di coerenza e “stonando”. Voci come da “copione” con scream, growls e pulito. Fermo restando che rispetto al passato lo scream non è preponderante.
Ottime le post produzioni e se pensate che sia “ovvio” dato che siamo di fronte ad un utilizzo alto di elettronica, ma non è minimamente così. Come ho già detto in altre recensioni spesso e volentieri l’elettronica se non gestita bene è “più danno che guadagno”. Perciò siamo di fronte, nuovamente, ad un lavoro assolutamente atomico sotto ogni aspetto.
Unico aspetto poco “funzionale” se vogliamo è il fattore batteria; avendole completamente programmate il farle suonare “umane” mi stona un pochino, ma è più un fattore di gusto personale che non un errore.
Del platter porposto dalla band vi direi senza colpo ferire: “20 km/h”, “Dreh auf!”, “Jump’n’ run”, “Metal”, “Letzter song”(risibilissima la cosa che il titolo è al contempo segnale che quella è l’ultima traccia) che chiude l’album, “Piks mich” e nota di colore “Schreibwarenfachverkaufer” che oltre ad essere una delle parole composte più lunghe che conosca(letteralmente venditore di cancelleria, quindi il cartolaio) è una bellissima bordata.
Di certo un lavoro per chi è aperto di mente, certamente un lavoro che è possibile ascoltare nella tranquillità della propria camera o in un momento di meditazione. Un lavoro nei fatti sia intimistico, ripeto, che emotivamente intenso.
Composizioni azzeccate e se vogliamo parecchio ruffiane; arrangiamenti molto coinvolgenti e corposi; produzioni alte e con parecchia “carne sul fuoco”.
Concludendo siamo di fronte ad un lavoro bello, intenso e valido. Vi invito ad ascoltarlo se avete bisogno di un momento di calma, di un momento di raccoglimento potenziato dalla voce di una cantante veramente abile e brava.
Voto: 8.5/10
Alessandro Schümperlin















