Come diceva un vecchio adagio “non giudicare il libro dalla copertina” e questo esordio ha bisogno, più di altri, di questo detto. La copertina purtroppo non aiuta minimamente la voglia di ascolto. Ma se si supera quello scoglio si è immersi in un platter di alta qualità; dieci brani che risultano ottimi e quindi questo “The end of time” è da considerarsi sotto ogni aspetto un bellissimo biglietto da visita della band.
Seppur la band ha un’immagine di squisita “fattura” post apocalittica versione Madmax, il suono è praticamente del power, a cui si tolgono gli stilemi classici dei testi power e soprattutto la voce principale è accattivante sotto ogni aspetto.
Lilith Fox evita di utilizzare il finto lirico che va per la maggiore nel power e nel power al femminile; quindi voce e vocalizzi molto belli e legati alla propria fisicità senza virtuosismi inutili.
Sia chiaro, non disdegno il canto lirico, ma deve essere fatto da chi il canto lirico lo sa fare, non delle scimmiottature a casaccio o peggio delle forzature fini a se stesse.
Vi sono delle intrusioni di campo da parte di alcuni cori in growl e non solo.
Strutture sonore, purtroppo, parzialmente godibili ma complessivamente interessanti. Perché, ripeto, si abbiamo a che fare con del materiale che è in sostanza del power metal, ma con delle accortezze che lo rendono meno noioso.
Curiose certe scelte di campo che permettono di apprezzare meglio il lavoro del combo post-apocalittico; oltre alle già citate scelte vocali abbiamo: una scelta di tematiche e di concept non tipica del power nudo e crudo; una combinazione tra tessiture sonore di chitarre con synth ed affini che arricchiscono il composto, senza renderlo stucchevole o noioso. Una buona registrazione delle batterie che, anche loro per fortuna, non sono sempre e comunque prevedibili e scontate. Ultima ma non ultima un songwriting piuttosto interessante.
Di fatto “Revenge”, “Messiah”, “Gods of war”, “Who I am” e la stessa titletrack che per altro apre l’album “The end of time” danno il senso delle parole appena scritte.
Concludendo, e scusandomi con la band per la tardiva recensione visto che è uscito quasi un anno fa, un album d’esordio molto interessante; con luci e ombre(molto poche queste ultime se devo dirla tutta), perché non siamo di fronte al capolavoro, ma se queste sono le basi direi che manca poco a proporre un lavoro definibile capolavoro.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















