In un 2025 pieno di eccellenti uscite musicali, quasi in sordina è stato rilasciato anche l’ultimo lavoro dei Walk In Darkness, progetto parallelo della multiforme Nicoletta Rosellini, voce dei Kalidia prima e degli Alterium poi. Apprezzo tutte le varie produzioni musicali della Rosellini (incluse le canzoni registrate con le Erinyes e soprattutto i singoli rilasciati con Le Tre Disgrazie, del quale spero vivamente che esca un album al più presto) e devo dire che più che del power metal con tinte sinfoniche, sono affezionato proprio a questo “side” project chiamato Walk In Darkness e al suo gothic metal con molti pochi compromessi. Ho messo la parola “side” fra virgolette in quanto si tratta del suo gruppo più prolifico nel corso degli anni: “Gods Don’t Take Calls” è infatti il quinto album della formazione, e fa piacere constatare quanto il livello compositivo non decada mai nel corso degli anni, ma al limite si evolve mantenendo lo stesso livello di credibilità e complessità degli arrangiamenti.
Le tematiche fantasy e battagliere, i riferimenti ai videogiochi – da sempre argomenti molto cari alla Nicoletta nazionale – sono dunque totalmente assenti nei Walk In Darkness, dove invece sebbene non manchino gli accenni a opere letterarie si parla maggiormente di conflitti interiori o comunque di temi più introspettivi e filosofici. Premesso che il Gothic Metal (quello vero) è il mio sottogenere di metal preferito, non perdo mai occasione di puntualizzare che esso è nato come derivazione del death/black/doom metal, e che per definizione non sia richiesta la voce femminile: sfortunatamente l’immaginario collettivo ha per ben due dediche associato la voce femminile (spesso lirica) al gothic anche quando si trattava di power sinfonico o di alternative rock o metal. Ricordo ancora quanto ho dovuto patire nel sentire e leggere che gli Evanescence o i Nightwish sarebbero delle band gothic, e sono lieto che questa tendenza si sia finalmente attenuata negli ultimi anni. Dunque si, i Walk In Darkness sono davvero da apprezzare in quanto uniscono e sonorità gothic metal vere e proprie alla voce femminile senza snaturarne l’essenza: la voce di Nicoletta è perfetta per il genere e ne definisce nuovi canoni e sfaccettature. Il suo caldo timbro da contralto potente dona infatti linfa vitale a tutte le composizioni e un sapore agrodolce in grado di svilupparsi dopo ripetuti ascolti. Notavo una similitudine che ritengo molto importante: nonostante non suonino nello stesso modo e non abbiano molto in comune, ascoltare i Walk In Darkness mi trasmette le stesse senzazioni che fanno i dischi dei Novembre. Malinconici e onirici tappeti sonori in grado di trasportarti verso viaggi mentali e riflessioni importanti, sonorità che difficilmente catturano al primo ascolto ma dal retrogusto che lascia letteralmente assuefazione. Rispetto ai precedenti album, Gods Don’t Take Calls inizia forse col pezzo più sperimentale e al tempo stesso potenzialmente radiofonico del disco (“Nico Rising”), ma poi se ne discosta per giungere e ancorarsi alle composizioni rassicuranti per le quali ho sempre adorato la band. Non avverto punti morti e l’album si dimostra essere un’ulteriore conferma della buona salute del progetto musicale; per chi non conoscesse i Walk In Darkness, in alcuni punti ricordano i Tristania della seconda era, quelli sprovvisti di Vibeke Stene e Morten Veland ma ricchi dell’acquisto della sarda Mariangela De Murtas (ora che ci penso, un duetto fra Mariangela e Nicoletta sarebbe fantastico!): un gothic metal poco barocco, meno oscuro, più leggero e soffuso ma mai banale. Una tenebra non più così opprimente e soffocante, bensì un demone interiore con cui si ha imparato a convivere, una malinconia che non ci abbandona ma che non ci impedisce di tenere alto lo sguardo verso l’orizzonte. Come detto a inizio recensione, “Gods Don’t Take Calls” è stato rilasciato nel 2025, precisamente lo scorso 12 dicembre sulle piattaforme streaming: dato che sono allergico a Spotify e alla musica in streaming in generale, ho preferito aspettare di ricevere il CD fisico (stampato con un paio di mesi di ritardo) per poter ascoltare l’album e recensirlo e fa piacere poter confermare che il risultato ha ben ripagato l’attesa, complici anche una produzione di elevatissimo livello e un songwriting maturo e raffinato.
Voto: 8/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















