Se qualcuno si starà chiedendo se nel 2020 ha ancora senso andare alla ricerca di putrido death metal, brutale, iconoclasta, trita-ossa, la risposta sarà trovata nei Voracious Scourge. Band che ha debuttato con un Ep nel 2018, Our Demise. Questa formazione non è semplicemente una brutal death metal band, ma una maledetta macchina da guerra, dove grazie all’operato di musicisti che hanno fatto la storia del death metal brutale, si può continuare ad ascoltare del sano e marcio quanto tecnico e brutale puro death metal. Alcuni nomi che fanno parte di questo nuovo In Death, non hanno certo bisogno di presentazioni, tipo: Mike Smith, che tutti ricorderanno per il suo lavoro fatto negli immensi Suffocation, Tony Choy, partecipe a dischi che sono rimati nella storia della musica estrema come Uquestionable Presence, Elements degli Atheist, Testimony Of The Ancient dei Pestilence, tanto per citarne alcuni. Troviamo anche un certo Adrie Kloosterwaard, ugola pesante dei leggendari e ancora attivi Sinister. Poi ci sono due chitarristi a dir poco spettacolari che rispondono ai nomi di: Billy Richard (Cranial Sledge, ex-Necrolust) e Jason McIntrye (Excommunicated, Suture, ex-Despondency), due autentiche asce da guerra pazzesche. Fatta questa doverosa premessa, veniamo alla musica…assolutamente devastate, difficile trovare altre parole per descrivere la violenza che questi signori ci vomitano addosso. Ritmi serrati, veloci con ei rallentamenti da brividi e delle successive accelerazioni ancora più da infarto totale. Il growl di Mr Adrie lo conosciamo bene, anche qui ha fatto un lavoro davvero eccezionale su tutti i brani. Partendo dalla devastante Heavens Scorched, proseguendo tra le dinamitarde Defleshed Messiah, Voracious Scourge, dove troviamo tra l’altro, un certo James Murphy alla prima solista e Andy LaRoque alla seconda chitarra solista (con questo avremmo già detto tutto in pratica…) si ha la sensazione di essere propriamente in guerra, dove cadiamo sotto le armi di questi artisti che hanno ancora tanto non da dire… ma da massacrare. Se non ne avete abbastanza, provate a tutto volume Mental Enslavement, dove si fa notare anche Tony Tipton (Regurgitation), brano assolutamente da incorniciare. La band con gli special guest (e non li abbiamo nominati tutti) ha saputo donare comunque semplicemente un valore aggiunto, in quanto le composizioni anche se fossero in loro assenza, sono prive di sbavatura, mai un calo di tono, solo violenza allo stato puro. La tecnica esecutiva, inutile anche citarla perché squisitamente stellare. Ogni brano è adatto a fare del sano e distruttivo headbanging, quello che fa male, molto male però, anche grazie alle varie In Death, A Life Condemned e Harbringer Of Our Own Demise e Tank Tread Evisceration. Insomma, all’interno di questo lavoro, possiamo trovare l’essenza del brutal death metal tecnico dal sapore marcio e selvaggio. Chiude questo capitolo una bella versione di Born Dead, dei mai dimenticati Death. In Death, album che si candida a essere uno dei più validi lavori estremi del 2020.
Voto: 10/10
Sandro Lo Castro















