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VEGA – Anarchy and unity

VEGA – Anarchy and unity

Label: Frontiers

Gli inglesi Vega, uno dei nomi di punta di Frontiers, arrivano al settimo appuntamento della loro discografia con un “ Anarchy and unity” che segna un cambio abbastanza rilevante di stile, con uno spostamento verso l’hard rock, sia pure declinato sempre in forma melodica.
La scelta è comunque definita e il suono è scandito da chitarre piuttosto graffianti e una sezione ritmica puntuale e incalzante. Poco spazio alle tastiere elettroniche e molto al pianoforte, per un sound deciso che allontana un po’ il gruppo di Nick Workman, cantante dallo stile molto personale, dalle sonorità aor cui sono stati spesso assimilati.
Un percorso diametralmente opposto a quello dei Def Leppard, riferimento stilistico e musicale cui sono stati spesso accostati dagli esordi del 2009 di “Kiss of Life”, che dalle sonorità ruvide di “On through the night” e “High’n’dry” sono poi transitati verso un class metal cromato con punte pop che ha scalato le classifiche di mezzo mondo, con milioni di dischi venduti. Oggi, sinceramente, mi sembrano pochi i punti di contatto fra le due band albioniche.
Il disco è stato preceduto dalla pubblicazione del video del singolo “Sooner or later” che rimane il brano di maggiore presa del disco, che comunque si mantiene su livelli di eccellenza.
Un ritornello di facile assimilazione e un impianto chitarristico intenso fanno di questo pezzo quello che probabilmente finirà in molte playlist. Per il resto non ci sono particolari sorprese, ma ogni brano è curato e non si ha l’impressione che ci siano riempitivi.
“End of the fade” vede una tessitura che presenta il pianoforte e le tastiere di James Martin duettare con le chitarre e una trama vocale, mentre “Welcome to wherever” è probabilmente il brano più vicino all’aor che richiama a dischi come “Stereo Messiah”, non considerato fra le pietre miliari dei Vega.
“Ain’t who i am” è un brano che può ricordare qualcosa dei Depeche Mode, naturalmente rivisitato in chiave prettamente Vega, con una architettura di arrangiamenti assolutamente perfetta, un assolo importante dell’ex-Inglorius Billy Taylor e cori sempre coinvolgenti. “2diefor” continua a esaltare l’hard rock proposto dai Vega, con il pianoforte ancora protagonista, mentre “Live for me” è un brano lento ma che presenta una inedita veste “progressiva” con alcuni cambi di tempo e di dimensione musicale. Molto bella l’iniziale “Beatiful Life” che introduce subito le novità stilistiche di “Anarchy e Unity”, temi ripresi più avanti da “Kneel to you” e “Gow” e “C’Mon” che sono pezzi molto dinamici e brillanti, che fanno la loro figura in un contesto di eccellenza come quello dei compaesani di Shakespeare, essendo Stratford-Upon-Avon la città di origine dei musicisti inglesi.

Voto: 8/10

Massimiliano Paluzzi

Tags: recensioneVEGA
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