A tre anni da “Zeichen”, ritroviamo infatti i Varg con questo nuovo lavoro dal titolo: “Ewige Wacht”, con una line-up quasi immutata dal precedente lavoro; l’unica modifica è quella del batterista che è: Rohgarr, già batterista dei Die Apokalyptischen Reiter.
Rispetto al disco precedente, non trovo molte differenze per quello che riguarda il “succo” proposto. Per chi non lo conoscesse fanno parte del filone del “Pagan metal”, dopo alcune “variazioni sul tema” nel loro passato la band rientra in quelli che sono stai i canoni che li hanno resi famosi e che hanno dato lustro al loro nome.
Evidentemente le “infezioni” col metalcore dei dischi precedenti lasciano il posto alle sonorità ed ai metodi compositivi di dieci-dodici anni fa quando la parte folk era più presente e più sorniona.
Anche l’apporto della voce femminile fa il suo sia per la parte evocativa che per la capacità di spezzare lo scream ed il growl proposto dalla voce maschile.
Cosa posso dire, se escludiamo la quasi scontata produzione di alto livello? Che se vogliamo quest’album è un tuffo sia nel passato della band che del genere stesso; quel folk metal che però voleva andare verso lidi meno scontati e più violento, musicalmente parlando, che in alcuni casi si è fatto abbindolare da certe mode e certi stilemi autoreferenziali, in altri casi da scelte forse un pochino troppo avventate per la nicchia di pubblico a cui si è sempre proposto. Certamente il cantato in solo tedesco aumenta la carica emotiva proposta dalla band.
Personalmente “Morgenrot”, “Weltenfeind”, “Fygja”, “Hammer”, “Siegreiches Heer” e la titletrack che chiude l’album “Ewige wacht” presentano le varie sfaccettature che la band ha voluto proporre con questo lavoro e che di fatto riaffonda le proprie radici in un certo suono, in un certo composto e nella stessa tipologia di arrangiamento che li ha portati alla ribalta, con l’aggiunta di un pizzico in più di tecnologia.
Non vi è molto altro da aggiungere se non che “Ewige wacht” è un buon album e che se siete fermi al metal del periodo 2010-2015, quando il folk ed il pagan la facevano da padroni indiscussi, questo è un lavoro che fa per voi. Per gli altri… diciamo che sicuramente è un lavoro che si farà apprezzare per la produzione e per l’aria che porta con se a cavallo tra metal estremo in bilico tra folk, mitologia e sonorità “di un tempo passato da poco”.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















