Chi si rivede! I Cultori americani del Sacro Segreto dell’Acciaio. I Tyrant, indubbiamente una cult band del più Epico e Bellicoso Metallo ottantiano. Seppur non molto attivi discograficamente (i nostri hanno all’attivo due albums a metà anni ’80 ed uno nel 1996), e nonostante un lungo periodo di tempo passato nello iato, i nostri si sono riformati negli ultimi anni, riportati in auge per le nuove generazioni di metallari innanzitutto grazie a realtà come il “Keep It True Festival” tedesco, e quindi dalla label Shadow Kingdom Records, che si è dimostrata non da meno “True” ingaggiandoli nella propria scuderia. Ed alla fine, i nostri sono tornati anche discograficamente. Con l’album “Hereafter”, di cui stiamo or ora parlando. L’incarnazione attuale della band, oltre ai membri storici (Greg May, Rocky Rockwell e Ronnie Wallace), comprende alla voce nientepopodimenoché mister Rob Lowe, precedentemente in forza a giganti del Doom come Solitude Aeternus e Candlemass (e la copertina di questo “Hereafter”, chissapperché, mi faceva rimembrare quella di “Nightfall”, chissapperché…) E ordunque, con detta formazione, i nostri tornano a proporci in formato vinilico la loro consueta miscela di Epic/Heavy/Dark Metal, proprio come la Via Ancestrale del Metallo Pesante comanda. Una produzione volutamente monolitica e un po’ offuscata (ad opera, pensate, del mitico Bill Metoyer, oggi di nuovo al banco di missaggio, come ai tempi degli albums incisi per Metal Blade), uno stile facente puramente riferimento al passato ancestrale del Metal più epico ed ottantiano, di cui i nostri, pur nella loro limitata carriera discografica, sono sempre stati indiscussi maestri. Qua e là sono presenti alcune decise puntate in territorio Doom (come ad esempio, nella traccia “Fire Burns” e nella title-track, per non parlare della sfacciatissima citazione del passaggio centrale di “Children Of The Grave” dei Black Sabbath posta nel mezzo di “Pieces Of Mine”), ma non credo che ciò sia dovuto esclusivamente alla presenza di Lowe. Diciamo che i nostri Metallici Cavalieri della prima ora non hanno perso occasione di tentare la via espressiva dei tempi rallentati e pesanti, elemento in passato solo saltuariamente sfruttato. In definitiva, l’album del ritorno dei Tyrant è tanto genuino e viscerale quanto dedicato a tutti i True Metallers, vecchi e nuovi, che si sollazzano con le atmosfere epiche, di chiara derivazione 80s, che i nostri sanno ancora oggi sapientemente intessere, nonostante l’età galoppante dei membri storici.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















