I Trenchwar sono nati ben 6 anni fa dalla mente di Tolga Otabatmaz (della band doom/death FORGOTTEN e grazie alla sua precedeente pubblicazione con loro ha avuto un viatico migliore con la label) come progetto da one man band; ma come spesso accade tutto si evolve e va detto che alcuni membri della band li troviamo anche in altre, dato che la scena metal turca è comunque limitata, e limitante per problemi extra musicali di cui non voglio far menzione, e di conseguenza li ci sono realtà che si supportano tra loro per ovvi motivi.
Per capire meglio le mie parole la lineup è: Harun Altun (Forgotten ex-Bayt Gadol) alla voce, Deniz Durdag (Ex-solitude), che per altro ha fatto anche mix e master di questo album, e Daghan Erdogan (Black Tooth) alle chitarre, Tolga Otabatmaz (Forgotten) al basso e Serdar Karahasanoglu (ex Grotesque ceremoniun) alla batteria. Il loro esordio su album è interessante.
Strutturalmente i ragazzi sono fermi alla fine degli anni 90 ed i primi del 2000 di band quali: Sodom, Exodus e Kreator principalmente; quindi thrash metal vecchio stile con forte impronta della mitteleuropa sia per la composizione che per gli arrangiamenti e le scelte da banco e di post produzione.
Chitarre belle affilate e ben calibrate, un basso appena accennato, una voce in mezzo scream che rimane leggermente indietro rispetto al resto della strumentazione ma che nel complesso, per fortuna, non si perde.
La batteria ha delle scelte un pochino bislacche a mio avviso: buon il rullante ed il chiarleston, ma il resto dei piatti e dei tamburi sono trattati in modo strano.
La cassa pur non essendo troppo “acuta” è stata abbassata rispetto al resto dei tamburi e a volte si mischia coi tom. I piatti hanno delle code strane al punto che coprono parzialmente i tom.
Forse avrei perso qualche minuto in più per l’equalizzazione della batteria
Altra stranezza il trovare in un album da sette tracce dei brani che mancano di pochissimo i 9 minuti, ma la media è quella degli oltre quattro minuti a brano come media ponderata. Le strutture, come ho appena scritto sopra, è riconducibile al thrash teutonico in primis con oneri e onori di questo tipo di scelta. Ovvero il percorrere gli stessi sentieri già tracciati da altri fa rischiare alla band di perdersi in “quei sentieri” e di finire nel “bravi, ma sono copie di…” E ciò sarebbe pessimo per loro, dato che dimostrano in più punti di questo lavoro che hanno numeri e capacità per fare un buon lavoro tagliando il prima possibile il cordone ombelicale sonoro.
Direi che “Kill” oltre ad essere la opener e la più lunga traccia ha un certo fascino. “La title track “Criminal organizations”, “Rape of the week” e “Thrash not trash” sono i brani che hanno, secondo me, molta più potenzialità degli altri presentati.Come sempre vi consiglio di avere tra le mani una copia e ascoltare per decidere quali sono i brani migliori per voi.
Francamente debbo dire che questo “Criminal organizations” mi ha fatto tornare indietro nel tempo e se cercate quello, i Trenchwar sono la band per voi, almeno per ora, ma se dovessi ragionare in prospettiva direi che la band seppur ha i numeri e le pontezialità devono fare un lavoro di evoluzione maggiore se no rischiano di finire, come già menzionato, nel calderone del “già sentito” e del “preferisco gli originali”.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















