E’ sempre un’occasione importante la possibilità di dialogare con Antonio Polidori, deus ex machina dei Tony Tears, perché (…e lo dico da tempo) è uno dei pochi artisti davvero credibili per autentica dedizione alla creazione della sua musica ed agli studi esoterici che ne ispirano i contenuti. Proseguendo dritto per la sua strada, lastricata di professionale serietà ed encomiabile competenza, Antonio ha reso la sua creatura una splendida realtà, sia in versione “solista”, sia più propriamente come band. Il rilancio della sua etichetta personale gli permette di supportare, senza alcun intoppo, la sua vena prolifica che da qualche anno ci regala sempre ottimi lavori. Facciamo quindi il punto sull’ultimo lavoro “solista” A World Without Soul e su cosa ci aspetta nell’immediato futuro per l’intera band, reduce da una serie di bellissime e riuscitissime serate live, per le quali ognuno dei componenti ha condiviso con i lettori di Giornale Metal il suo entusiasmo, unendosi al leader nel finale dell’intervista!!!
Antonio, poco più di un paio di mesi son passati dalla pubblicazione di A World Without Soul… E già la prima tiratura di copie fisiche è andata esaurita! Immagino sarai soddisfatto!!! Prevedi di ristamparlo? Le tue sensanzioni “a caldo”…
Ciao Salvatore, Ciao a tutti. In realtà ne son rimaste poche copie ma sono quelle che teniamo per i concerti, quindi si! Si possono considerare esaurite in questi quattro mesi dalla sua uscita. Le sensazioni sono molto positive! Vuol dire che ad ogni nostra pubblicazione c’è sempre molta attesa e quindi seguito. Ristamparlo con la mia stessa etichetta magari molto più avanti… Ora preferisco lavorare su nuove uscite. Se poi si facesse viva qualche casa discografica che ne proporrebbe una ristampa in tirature meno capillari di quelle che mi posso permettere io con la mia Tasar, sicuramente si!
Avendo seguito da vicino le vicissitudini ed i ritardi in occasione della pubblicazione dei tuoi precedenti lavori, son contento che con la tua etichetta personale TASAR (Tears Alchemy Studio And Records) hai rispettato in modo rigoroso la timeline!
Si, in realtà soprattutto per Pains e qualche altro lavoro c’era stato un po’ di ritardo, ma devo dire che forse è una mia fissa. Nel senso che mi sono sempre dovuto sbattere a rincorrere, stare dietro a mille cose extra musicali, come chiedere costantemente a che punto eravamo con questo o quell’altro e ti posso assicurare che diventava uno stress per il quale ero arrivato veramente al limite. Invece seguire le situazioni più da vicino, avendo la propria etichetta discografica, è tutta un’altra cosa. Ovviamente la Tasar si occuperà sempre del Tony Tears “solista” perché quest’ultimo, pur proponendo lo stesso dark metal (…ma anche dark sound atmosferico) della versione “band”, suona più old school come sonorità, come produzione, come attitudine più in generale. Con la band cercheremo tutte situazioni più alte ed importanti, anche da un punto di vista discografico.
Approfondiamo i contenuti di A World… Innanzitutto le composizioni, pregne di dissonanze, armonie particolari, situazioni sonore che sembrano provenire da un’altra dimensione… E’ tangibile la presenza del sovrannaturale…
A World Without Soul è l’album che segna l’ennesima svolta stilistica dei Tony Tears. Pur mantenendo il nostro stile e sound basato sul dark sound italiano (…ma anche internazionale), ho voluto cercare di inserirvi un aspetto più dark ghotic rock, come la dark-wave e il death rock… Beh, credo di esserci riuscito!
Erano aspetti che mancavano nello stile dei nostri lavori, in realtà involontariamente visto che amo tantissimo questi generi musicali e li sento comunque vicini a quello che è il dark sound nel senso più globale del termine.
Sostanzialmente il concept è incentrato sull’imbarbarimento della razza umana: il decadimento dei rapporti interpersonali e del rispetto nei confronti della natura. Seguendo quello che nel tempo postavi sui social, ma anche parlandone in privato, ho toccato con mano la tua crescente delusione e disillusione nei confronti della società… Eppure durante la pandemia si diceva che ne saremmo usciti migliori! Cos’è, secondo te, che non ha funzionato?
Ho una visione del genere umano molto brutta e negativa. Lo so che potrebbe sembrare esagerata, anche perché faccio parte io stesso del genere umano ma fisicamente… Non concettualmente, spiritualmente… E’ proprio questo fattore che rende alcune persone “diverse”. Ed io mi sento così!!! Non deve essere visto come un modo di pensare presuntuoso… Ma credimi, spesso, anche negli aspetti “più piccoli”, quasi impercettibili, si nota come la maggior parte delle persone abbiano accettato questa fine (perché di questo si tratta…): come se mantenere valori basilari fosse da perdenti, deboli ed altre brutture mentali simili. E’ come dire: “Tanto, fine per fine, facciamoci la guerra l’uno con l’altro”. Ovviamente persone come il sottoscritto non si sentono parte di questo sistema e nemmeno di questo genere umano. Voglio sperare che ce ne siano molte di persone come me… Per il sottoscritto qualcosa non ha funzionato durante la pandemia ma, a priori, la maggior parte ha tirato fuori il peggio di sè perché era già predisposta così. Non ho mai creduto nella frase “Andrà tutto bene” (…neanche io, NdR), anzi l’ho considerata una frase antipatica e pure porta sfiga (…anche io, NdR) nonostante non sia superstizioso. Comunque, con A World Without Soul ho voluto esprimere il mio dissenso e disgusto verso qualsiasi modo di intendere la vita e il mondo di oggi. Mi sento un essere di un’altra dimensione in un tempo e in un mondo, quello odierno, non mio. Questa può essere una degna sintesi del concetto di A World Without Soul.
L’artwork è geniale! Raccontaci come l’hai concepito…
L’ artwork era un’idea che ho avuto quasi parallelamente nel creare la musica. Ovvero, per dare un senso alla musica ed ai testi, ci voleva qualcosa che rappresentasse l’anima del mondo che fugge dal mondo stesso ma che, per ovvie ragioni, non può abbandonare del tutto. Quest’ anima, essendo per sua peculiarità legata alla natura ed anche indipendente dalla natura stessa, è il capro. L’ aspetto del capro che erroneamente viene considerato satanico è in realtà la quintessenza oltre le quattro nature stesse. Lo si vede nel Baphomet. La parola stessa Baphomet, in realtà, è stata formulata su 4 parole chiave che sono le seguenti: BETH (scienza), PĒ (speranza), MEM (trasformazione), HETv(equilibrio). Mettendo insieme i loro significati ne viene fuori una serie di concetti chiave: coraggio, volontà, perseveranza, segretezza e una forma più alta di volontà, che per me sono le chiavi per ritrovare l’anima e riportarla nel mondo. Da tutto questo, se c’è un’anima del mondo che meglio rappresenta il disgusto verso l’attuale modo di pensare, di agire, di vivere, è proprio questa del Baphomet, che si riallaccia volendo anche a Cernunnos, al Dio Pan, al Dioniso e a tutto ciò che è la vera natura del mondo. Il suo sguardo è serio, perplesso, non ci abbandona del tutto ma è staccato da noi, da chi la sta ignorando, maltrattando, sottovalutando. Ovviamente chi cerca strade diverse la può ritrovare: gli esoteristi, ovviamente mi riferisco agli Esoteristi seri. Il discorso è assai più complesso ma qui al momento credo di averlo espresso bene. La sua tunica bianca rappresenta appunto la purezza, a differenza di ciò che erroneamente gli è stato sempre attribuito. Ovviamente la figura in copertina sono io, mentre all’ interno del booklet sia io che David Krieg siamo in versione personaggi tristi e malinconici (io con tanto di parrucca), per rendere ancor più dark wave l’artwork. Infine, i colori bianco e nero sono stati scelti sia per unire questo senso macabro di fine con quello del gothic rock e dark wave (anche se in versione più lugubre) usato su molte copertine di band storiche che giocavano molto su questi colori.
Quello che distingue il Tony Tears solista dal progetto collettivo come band sono il mood ed il suono… Più gothic ed avvolto da sonorità rigorosamente analogiche il primo, più professionale, moderno, epico ed heavy il secondo. Personalmente in A World ho apprezzato il lavoro che hai fatto sugli strumenti e sul suono più in generale per donargli quel sapore vintage anche nei suoni elettronici e quell’atmosfera ultraterrena… Parliamone!
Nonostante ne abbia parlato già molte volte, posso dire che entrambi gli aspetti sono fondamentalmente la stessa cosa. Sia nel “solista” che nella band non mancano elmenti atmosferici laddove c’è più metal (…con la band) e non manca mai il metal laddove c’è l’aspetto spesso più strumentale e di atmosfera (…con il “solista”). Per “solista” intendo che ci sono album che sono totalmente incisi da me, dove suono praticamente tutto io, o quasi, perchè mi piace fare anche queste cose, ma la sostanza del dark sound o dark metal non cambia. Oltre questa differenza sottilissima (quindi non avrebbe senso usare un moniker diverso o reputarli progetti diversi) l’altra cosa un po’ diversa è la produzione. Per quanto entrambi professionali, nel “solista” si nota una produzione più old school ed anche un po’ più death rock sporca, cimiteriale con atmosfere gobliniane. Mentre con la band, pur mantenendo gli stessi aspetti, il metal ed una spinta maggiore dei suoni rendono la produzione anche più internazionale e accostabile a molti altri sottogeneri del metal stesso. Ma ripeto, sono aspetti che hanno elementi in comune tra loro e comunque tutti molto vicini, e che fin da tempi remoti venivano semplicemente denominati dark sound proprio per quello (riunivano più stili di hard rock, metal ed atmosfere in un unico genere). Non c’è una differenza così marcata. Forse solo nella produzione, che comunque non fa il genere. Il genere è sempre quello.
Hai suonato tutto da solo ma per la voce ti sei affidato all’amico fidato di sempre David Krieg, vocalist dei Tony Tears band, che ha percepito e trasmesso in modo ottimale i tuoi pensieri in musica. Raccontaci com’è maturata questa scelta: avevi pensato anche ad altri cantanti o non hai avuto dubbi? Parlaci anche del rapporto tra voi e di come riuscite a collaborare in modo simbiotico dopo tanti anni.
No, non avevo in mente nessun altro cantante. Con Davide, oltre suonare assieme da una vita, c’è un’intesa pazzesca. E’ l’unico che sa subito cosa voglio. Anche per i testi, io gli do delle bozze di mie parole (o racconti), dandogli carta bianca e (sempre) riesce a sorprendermi positivamente con scritti che vogliono dire esattamente ciò che l’album deve rappresentare. E’ anche ciò che è successo per A World Without Soul, ma che comunque è sempre successo per gli album dove ha cantato lui. Solo in qualche occasione può capitare che gli dica di usare una parte di testo o un intero testo specifico scritto da me. Ormai viaggiamo così da sempre e ci troviamo a meraviglia. Ovviamente l’alchimia tra noi è consolidata anche e soprattutto da un’ottimo rapporto tra noi e dall’amicizia di una vita.
Antonio!!! Sto per dirti una cosa “pesante” (in senso buono!!!): personalmente penso che in questo momento tu sei quello che raccoglie l’eredità di tre artisti e chitarristi fondamentali per il rock e per il metal in Italia: Paul Chain, Mario “The Black” Di Donato ed il Maestro Antonio Bartoccetti. Ci hai mai pensato? Oltre alle tue sensazioni su questa mia affermazione, raccontaci quelle che sono, per ognuno di loro, le peculiarità e come le stesse hanno influito sulla tua essenza di artista.
Intanto grazie per il complimento. Si, ci penso spesso e con grande orgoglio. Anche perchè questi tre grandi Artisti, chitarristi, musicisti e molto altro ancora, rappresentano per me proprio quel dark sound a cui spessissimo mi ispiro. Non sarebbe corretto accostare questi tre grandi artisti solo al doom canonico, così come anch’io non mi reputo stilisticamente relegato solo al doom, ma molto più a loro tre. La tua affermazione ci sta, perché non ho mai nascosto l’amore per loro, nonostante le mie influenze vadano oltre il dark sound italiano. Da ognuno di loro credo di aver preso alcune caratteristiche che mi aiutano nelle composizioni. Quando devo realizzare dei riff principalmente ossessivi e magniloquenti Paul Chain (mi riferisco al Paolo più autentico e funereo) è il mio punto di riferimento. Quando sto eseguendo un passaggio particolarmente emozionale, l’amico Mario “The Black” Di Donato come punto di riferimento subentra alla grande, ed infine, quando devo realizzare riff ripetutamente ossessivi l’Antonius Rex è quello al quale mi ispiro maggiormente. Però ci tengo a precisare che (credo) di avere personalizzato molto il mio stile ed il modo di comporre, grazie ad una costante ricerca tecnica e stilistica raggiunta nell’andare avanti con gli studi musicali. Ovviamente ci sono un paio di ingredienti personalissimi: uno è il non fossilizzarmi e il secondo non è di questo mondo…. Comunque si, Paolo, Mario e l’Antonius sono stati nel dark sound italiano tre miei punti di riferimento e, credo, per una serie lunga e valida di motivi, di poter dire di esserne degno erede dei loro insegnamenti. Anche perché, lo dico con enorme piacere, sono sempre gli altri a dirlo… Evidentemente questa cosa traspare. Grazie!
Non possiamo fare a meno di parlare dei tuoi studi esoterici, delle tue esperienze in merito e di come stanno influenzando il prosieguo del tuo percorso umano ed artistico. Tutto ciò che di buono sta avvolgendo l’Universo Tony Tears l’avevi predetto…
Nella mia vita e nella mia famiglia, come detto in altre occasioni, ci sono state persone (chi più, chi meno) dentro queste cose. Una su tutte la mia bisnonna materna che mi aveva preso un po’ sotto la sua ala protettrice, ma non solo lei. Comunque ella mi battezzò e mi lasciò alcune cose. In più le meditazioni con le arti marziali, l’aver incontrato persone che mi hanno indirizzato verso più scuole (scuole di pensiero), pratiche varie, l’esser stato iniziato più volte… E’ come se queste cose ripetutamente e ciclicamente nella mia vita dovevano e devono esserci. Con gli anni e l’esperienza ne ho capito il motivo! Ecco perchè oggi riesco ad anticipare moltissimi eventi e credimi… Non solo del mio progetto e band Tony Tears.
Passiamo alla band! Siete appena reduci da due belle ed esaltanti esperienze live! Sui social ho letto e percepito la vostra soddisfazione per il responso del pubblico ma anche per l’andamento delle serate nel loro complesso: logistica e prestazioni di tutti voi. Raccontateci com’è andata e se c’è qualche aneddoto in particolare…
Wally Ache (bass):
Le serate, sebbene abbiano avuto differenti contesti e diversi scenari, si sono svolte senza inciampi né contrattempi degni di nota: logistica ben strutturata e puntuale, palchi ben disposti, suoni tersissimi e un’organizzazione che non ha lasciato adito a lagnanze. Noi abbiamo offerto ciò che ci contraddistingue da sempre, ossia il nostro smalto, mostrando un affiatamento quasi cameratesco e una sicurezza scenica che solo l’esperienza e la dedizione costante sanno forgiare. Ogni brano pareva sgorgare con naturalezza, come se fosse stato eseguito da decadi. Naturalmente affinché tutto riesca, serve la parte viva e pulsante dello spettacolo, ossia il pubblico. Per me poi suonare all’Alchemica di Bologna è sempre un piacevole ritorno, perché sento quel posto come una seconda casa, ne conosco ogni asperità, ogni centimetro.
La cosa bellissima, stupenda, unica è che, nonostante il nostro uso della maschera, si percepisce tra di noi quell’intesa che va oltre lo sguardo scambiato dopo un passaggio particolarmente ardito, quello che io chiamo ardore musicale. Infine, la risata liberatoria a fine concerto, in quell’istante sospeso in cui il silenzio irrompe e torniamo noi. Senza prezzo!
Luca Lucchini (drums):
Le serate sono state molto importanti, per due motivi: l’amalgama della nuova band e il ritorno live che mancava da un po’ di tempo. Partiamo dal secondo punto, col dire che il responso del pubblico è stato straordinario. Abbiamo visto interesse verso questo nuovo corso della band. Per quanto riguarda il primo punto, a Bologna, secondo me, è stato il primo momento che ho sentito la band “unita” (nel senso di amalgama). Siamo sulla buona strada! Per me e Walter direi anche lunga, visto che abitiamo lontanissimi da Genova …ahahahaha!!! Scherzi a parte, siamo convinti di essere nella direzione giusta. Ora avanti con il nuovo album e con nuove sfide!
David Krieg (vocals):
Dal canto mio posso dire che, ancor più dell’ottimo responso e delle nostre prestazioni (cui spetta al pubblico giudicare), il successo di queste serate dipende dall’ alchemico scambio di energie fra noi musicisti/officianti di un rito e i fruitori/ antenne riceventi delle nostre emanazioni, ancora più dell’applauso a fine canzone (comunque sempre gradito, ovviamente). Aneddoti particolari? Mi è rimasto impresso un tipo in prima fila, a Bologna, che era una sorta di sosia di Bill Ward.
Flux Mortis (Keyboards):
Le ultime esperienze live del progetto Tony Tears Band sono state, grazie anche alla rinnovata sezione ritmica, il crogiolo per la messa in prova della nuova line up e allo stesso tempo hanno indicato la direzione per maturare la futura linea di scena. Il pubblico sia a Genova che a Bologna, è stato avvolto dalle note oscure e alchemiche dei brani in scaletta, rispondendo con una ancora più forte oscurità e creando un legame molto intenso e forte.
Qualcosa si sta muovendo anche sul fronte compositivo per quel che riguarda il successore dello splendido “La Società Degli Eterni”… Puoi anticiparci qualcosa? Inoltre, tornando al fronte live, avete in programma altre serate?
Si, stiamo lavorando al nuovo album della Band, al successore de “La Società Degli Eterni”. Devo fare un preludio a questa domanda, ne capirai subito dopo il motivo… Uno dei miei passi evolutivi a livello esoterico ed anche karmico è la realizzazione di una mia tesi su tutto quello che è per me la Magia e l’Esoterismo. Infatti, il suddetto album parlerà, o meglio sarà il proseguimento musicale di questa mia tesi. Ovviamente, per portare a termine questo scritto, ci vorrà molto tempo, forse ancora anni, ma ho già realizzato molto a riguardo tanto da poterlo mettere in musica. La chiamo tesi perché non so se uscirà mai, ma in realtà sarà un vero e proprio libro sull’argomento. Ci sarà anche un titolo che di conseguenza sarà anche il titolo del nuovo lavoro della band. Però quest’ultima cosa, così come di cosa parlerà nello specifico il nuovo album lo tengo ancora nascosto per molti motivi. Comunque, pur essendo concentrati sulla sua realizzazione, se usciranno date interessanti, come le ultime due di inizio anno, le terremo in considerazione. Rimanendo in tema live, stiamo lavorando a qualche sorpresa in senso di uscite. C’è il materiale ma dobbiamo valutare un po’ di cose. Vedremo.
Antonio, intanto è sempre occasione di riflessione ed un grande piacere chiacchierare con te!!! Lascio chiudere alle tue parole…
E’ stato come sempre un gran piacere chiacchierare con te Salvatore. Grazie a te, a Maurizio, a Giornale Metal e a tutti quelli e quelle che lo seguono. Stay Tears!!!




















