Terzo album per i tedeschi The Unity (dove milita però il singer italianissimo Gianbattista Manenti.) I quali, forti dei loro trascorsi live assieme a gente come Axel Rudi Pell, Edguy e Sinner e di un bel contratto discografico per SPV/Steamhammer, ci propongono tutta la loro energia di chiara e pura estrazione Power Metal. Chiariamolo subito: i nostri ci propongono un album veramente ben fatto, curato in ogni aspetto. L’ottima fattura di “Pride” è valorizzata dalla consueta produzione perfetta, che una label come la Steamhammer può garantire. Di per contro, però, siamo costretti a fare lo stesso identico discorso fatto e rifatto per molti altri albums del genere. Effettivamente, troppo spesso durante l’ascolto ci troviamo addosso la sensazione di già sentito che ormai attanaglia fin troppi dischi “di settore” del Power Metal. I “famigerati” stereotipi del Power sono sempre lì in agguato (e certo, per molti è pregio, per altri difetto). Sempre sottoforma di belle ed epiche melodie vocali, certo sposate con una potenza sonora tutta metallica e la consueta perizia tecnica di rigore… ma che da un po’ troppi anni appaiono sempre le stesse. Oggi come oggi un album “di Puro Power Metal” fa molta fatica, secondo me, ad emergere dal marasma di altrettanto ottimi albums, realizzati da bands che continuano, nonostante l’inflazione settoriale del genere, ad affrontare il discorso Power con trasporto e coinvolgimento comunque encomiabili. Nonostante tutto, i nostri ci dimostrano che un po’ di sana puntata nello stereotipo fa bene, come nel riff “fico” e sfacciato che caratterizza una song come “Damn Nation”. Generalmente, faccio un po’ fatica a distinguere barlumi di assoluta originalità nel pur collaudato sound dei The Unity. Ciò nonostante, una certa predilezione per i mid-tempos più epicheggianti (anziché le solite trite e ritrite ritmiche “speed”) ed un certo occhio di riguardo a soluzioni molto più vicine al Prog Metal più “classy” (oltre a qualche sperimentazione come la simpatica “Rusty Cadillac”, scatenato boogie con tanto di sezione fiati, dove le chitarre in stile shredding fanno particolarmente faville) rende i nostri eroi The Unity quantomeno simpaticamente “ruffiani” ed il loro album abbastanza accattivante, quantomeno per gli amanti del versante più “Defender” del Metallo Pesante. Diciamo che un buon 7,5 lo meritano. Di più, non so.
7,5/10
Alessio Secondini Morelli















