Al di là delle sempre enfatiche presentazioni degli uffici stampa, cui credo sapendo per esperienza personale , sia pure in altri settori, che fanno un lavoro difficile, la voce di Girish Pradhan è davvero, come dicono le note di Frontiers, una certezza e per lui si aprono prospettive molto importanti. Insieme a lui in questo progetto ci sono due figli d’arte, Efes e Rei Ali Eroglu, il cui padre Cenk è un produttore di rilievo, che li ha accompagnati in questa prima uscita.
“The Nail”, il disco d’esordio di questa band che si chiama allo stesso modo, propone un moderno power decisamente melodico e pieno di groove, pompato a livello ritmico, che complessivamente mi fa pensare a una specie di incrocio fra Dokken e Crimson Glory, con un risultato finale molto apprezzabile.
I brani sono decisamente accattivanti, esaltati dalla voce di Pradhan e valorizzati dagli assoli mai banali del giovanissimo chitarrista Efe Eroglu, appena diciassettenne, che ha molta dimestichezza non solo con le note, ma anche con gli effetti che arricchiscono la proposta sonora, come nella title-track “The Nail”, dove tutto questo emerge chiaramente.
Per questo disco lo spiegamento di forze è notevole : oltre alla line-up di base,
Girish Pradhan voce solista , Reis Ali Eroglu basso e batteria e chitarre e
Efe Eroglu alla chitarra solista, ci sono i musicisti addizionali Cenk Eroglu alle chitarre, organo hammond, tastiere e cori, che divide con John Bisaha e Paolo De Santis, con Cem & Sevinc Keskin alle voci fantasma, oltre alla produzione parterna, c’è la direzione musicale di Kip Winger e quella esecutiva dello stesso Serafino Perugino.
Il risultato è buono, perché i brani sono tirati e brillanti, con una pecca in “UnderDog” che assomiglia paurosamente a “Eat me up alive” dei Ratt, anche se il mostruoso assolo presente fa dimenticare il mezzo plagio. Che dire del groove di “No time to burn”, pezzo davvero trascinante, oppure “Broken” dove si capisce che le trame chitarristiche di Satriani non sono cadute nel vuoto, anche se si tratta di ispirazioni, i brani brillano di luce propria, sono tutti ben strutturati e equilibrati.
In questa chiave la maestosità di “Walk The Line” è sicuramente un’altra sfaccettatura di un disco abbastanza vario, pur mantenendo una matrice unitaria, e questa specie di ballata molto carica è un altro aspetto della musica di The Nail certamente interessante.
Gioca sulla velocità “Soul Screamer” e qui la melodia lascia spazio a un power dove i richiami appunto ai Crimson Glory sono marcati, con la voce che si dimostra in grado di modulare tessiture armoniche che hanno fatto la storia di Midnight e tanti altri vocalist di questo genere. Anche le chitarre non scherzano e il risultato è spettacolare.
L’hammond di papà Cenk appare in “Blackout (Popeye Sin)” brano dalle assonanze prog metal, un mid tempo di qualità, più o meno come “The Exorcist”, dove anche il basso si prende il suo spazio. “Full back now” conclude l’opera con un pezzo più arioso che esalta la voce di Pradhan.
“The Nail” non è un giocattolo per tenere buoni i figli, ma una band che ha tutti i presupposti per sviluppare in senso ancora più personale la propria musica, già decisamente molto buona.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















