Dopo il sorprendente “Songs of the Beast”, arriva il nuovo lavoro dei finlandesi The Eon, scoperti e valorizzati dalla ottima casa discografica genovese Black Widow Records che, ancora una volta, si distingue con un prodotto assolutamente molto ricercato, le cui coordinate sonore esulano da qualunque mainstream e possono davvero lasciare un segno indelebile in chi lo ascolta.
La magia, l’occulto, che permeano di se tutta l’opera, si respirano a partire dalla iniziale “Tears of Atum” dove la chitarra acustica si fonde con una percussione rituale e la voce suadente di Anna-Kaisa Kettunen porta l’ascoltare in una dimensione assolutamente particolare. “The Witches Sabbath” si sviluppa con i lamenti vocali e un accompagnamento acustico-ambientale, con archi e suoni misteriosi che conferiscono una atmosfera crescente di sofferenza e terrore. Ancora più accentuati questi elementi musicali in “Procession”, dove una linea tastieristica molto cupa scava nella mente alla ricerca di pensieri negativi suscitando momenti di inquieta riflessione sulla vita e i suoi lati peggiori. La lunga title track è, come spiegano bene gli estensori delle parole che accompagnano il disco, il vero e proprio manifesto di questa opera. Anche qui si parte con una melodia acustica, i vocalizzi della Anna-Kaisa Kettunen, i bonghi a cadenzare lo sviluppo del brano, il violino che si insinua, anche qui in un crescendo molto evocativo, che vede comparire anche la chitarra elettrica che accompagna questa specie di invocazione sonora che ricorda analoghe avventure di altri grandi della musica come i Black Sabbath più psichedelici e interiori. “Ouroboros” ci accompagna in un altro sentiero spettrale di pochi secondi, che prelude a “Dream without a dream” altro brano che gioca sul binomio esclusivo chitarra acustica e voce, il cui testo è preso da una celebre poesia di Edgar Allan Poe. Uno scacciapensieri siciliano è la partenza di “Orobas” brano più dinamico e ritmato, più folk e orecchiabile, con accenni orientaleggianti, elemento che spesso appare in sottofondo in questo “The Baphomet dream”.
La band : Jesse Heikkinen – guitar, Mau Järvinen –violin, glockenspiel, Teijo Klemettilä – electric accordion, cello, Anna-Kaisa Kettunen – vocals, Aimo Huikka – mandolin, baglamas , Antti Saarilampi – bass e Lauri Sallamo – drums, percussion, è sicuramente ben dotata e i brani molto ricercati, per un genere che viene definito dark-folk oscuro e psichedelico, che ricorda, per certi aspetti, la sperimentazione di Me and that men con Nergal di Behemot che ho recensito qualche mese fa e qualche passaggio dei Pavlov’s Dog meno progressivi.
Il disco prosegue con “The wood” e comunica grande tristezza, come fosse il bosco stesso a farsi carico dei mali che lo circondano, con un tappeto di percussioni che ipnotizzano. “Nyarlahotep” presenta per la prima volta nel disco un basso in primo piano, suoni ambientali e un altro sviluppo piuttosto lineare con la voce e il mandolino che trainano il resto, ispirandosi a HP Lovecraft, come nella seguente “Void of time”, che chiude l’opera con un brano acustico, dove il violino aumenta la drammaticità del racconto lirico, su un tappeto di sei corde.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















