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Mr Woland, “Il suono di Mr. Woland è l’incontro di tutte le nostre diverse influenze di ascolti”

Mr Woland, “Il suono di Mr. Woland è l’incontro di tutte le nostre diverse influenze di ascolti”

"A livello discografico abbiamo un progetto che stiamo ponderando da un po’ quindi non si sa mai che in questi mesi diventerà realtà, ma sarà una sorpresa"

Dal cuore del Veneto, Mr Woland si presenta come un muro di chitarre, riff, batteria martellante e tanta rabbia. È rock’n’roll spinto oltre il limite, oltre alle definizioni di genere. C’è dentro tanto metal e tanto punk, con le varie declinazioni come thrash, hardcore old school e via dicendo.
Il nuovo album “Burn The Streets Again” è fuori da qualche mese, li abbiamo intervistati in esclusiva.

Come definireste il suono dei Mr Woland se doveste scrivere una recensione voi stessi? Quali elementi mettereste in evidenza?

Il suono di Mr. Woland è l’incontro di tutte le nostre diverse influenze di ascolti e delle nostre personali esperienze di palchi solcati con i progetti di cui abbiamo fatto parte in passato. Definire il nostro suono non è semplice, c’è veramente di tutto: punk, rock’n’roll, metal, thrash, hardcore old school, ma una cosa accomuna tutto quello che scriviamo è l’energia e l’esigenza perenne di essere diretti, precisi in ogni canzone. Per noi la musica è una forma di espressione essenziale, ci piace con pochi fronzoli e di forte impatto.

Come si sono evoluti i Mr Woland tra il primo e secondo (nonché nuovo) album? Ad un primo ascolto sembra che il sound si sia stabilizzato su un taglio più preciso e definito.

Il primo album è uscito quasi di getto, direttamente da delle sessioni in sala prove e i testi si sono evoluti man mano che le canzoni prendevano forma, si potrebbe dire che erano già lì nei nostri pensieri e abbiamo solo dovuto metterle in “bella”.

Infatti Kerigma risulta molto più scarno e sicuramente poco prodotto, anche se come sempre, abbiamo curato molto la forma canzone, perché pensiamo sia ancora molto importante.

Il nuovo disco è stato molto più arrangiato e pensato, abbiamo iniziato a scriverlo con meno urgenza, volevamo provare a superare i nostri limiti e sperimentare cose diverse.

Oltretutto anche se sempre arrangiati in sala prove, alcuni brani di Burn The Streets Again sono partiti da idee più personali, certe canzoni sono nate durante il lockdown dovuto alla pandemia e quindi da vocali su whatsapp, da idee discusse al telefono, potremmo definirlo figlio del periodo storico in cui è stato scritto, soprattutto la parte dei testi.

Quanto metal c’è nei vostri ascolti? E quanto metal poi finisce ad influenzare la musica che fate? C’è questa commistione di punk, metal e rock’n’roll molto ben amalgamata, ma proviamo un po’ a sviscerarla. Quali sono i gruppi metal che maggiormente vedete come un riferimento musicale?

C’è sicuramente moltissimo metal nelle nostre influenze. Come abbiamo detto siamo un gruppo dagli ascolti molto variegati però siamo tutti molto legati ai mostri sacri del metal, difficile anche scegliere. Tra i tanti diremmo Judas Priest, Iron Maiden, Motörhead e Black Sabbath, amiamo molto anche la scena rock scandinava come i Turbonegro, gli Hellacopters, i Gluecifer e un’altra band che ci ha molto influenzati sono sicuramente gli Zeke, soprattutto nell’impatto live, sono un treno deragliante dal vivo.

Come si sviluppa “Burn The Streets Again” dal punto di vista concettuale e di testi?

I testi sono in parte nati dal solito processo con cui ci piace lavorare in sala prove, cioè sperimentando prima possibili sonorità vocali e poi via via iniziare a inserire parole chiave che poi diventano spesso il perno del testo. Diversamente dal primo album però diversi testi di Burn The Streets Again sono nati autonomamente, in parte per la condizione forzata di isolamento, in parte ispirati a molti fatti di attualità di rilevanza internazionale che hanno segnato gli ultimi anni e continuano vistosamente il presente, con prospettive sempre più inquietanti come lo spettro di una guerra nucleare. La title track è intrisa di queste tensioni e più in generale molte canzoni parlano di bisogno di libertà, autonomia, diritti, necessità di unire le forze per un futuro migliore, ribellione contro dittature e razzismo. Più che su costruire un filo unico, dal punto di vista concettuale abbiamo puntato su alcuni temi di forte impatto, in molti casi anche a livello più interiore e personale.

Quali sono i brani preferiti dalla band? E come mai?

Ci chiedete a quale figlio volete più bene ahahah! Probabilmente i brani che preferiamo oggi sono anche i singoli che abbiamo deciso di fare uscire o che sono usciti. Quindi “Tick her off”, a nostro parere il brano più orecchiabile e divertente, e a breve uscirà il nostro nuovo singolo “Put on a show” in cui crediamo molto. Un pezzo punk ma molto oscuro e proprio in questi giorni stiamo girando un video a supporto.

C’è qualcosa che avreste voluto fare diversamente nella pubblicazione di questo album?

Quando si conclude un album si è sempre un po’ felici, ma anche un po’ perplessi, nel senso buono ovviamente, si ripensa sempre ‘Questo ora lo farei così… o avrei usato un approccio diverso…’. In realtà crediamo faccia parte del gioco, in fin dei conti un album rappresenta quello che la band è stata in quel lasso di tempo. Una volta quando usciva un disco era un evento, qualcosa che aspettavi mesi. Ora per la maggior parte delle persone è diventata la norma. Con l’arrivo del digitale escono centinaia di album fruibili senza attese ogni giorno, quindi è sempre un terno al lotto decidere come proporlo e promuoverlo. Noi cerchiamo di essere genuini e sinceri, speriamo che questo alla gente piaccia.

Per tutti i “gear nerd” là fuori: quali sono le vostre armi segrete per creare il sound di chitarre e basso del vostro nuovo album?” Che amplificatori e pedalini si trovano nel vostro arsenale?

Non amiamo gli emulatori tipo “Kemper” che oggi vanno tanto di moda, ci piace ancora portare i classici “frighi” sul palco e spezzarci la schiena: la pressione sonora dei valvolari, il loro volume sfascia orecchie, non riusciamo a rinunciarci.

Per le chitarre ci affidiamo principalmente a Gibson Flyin’ V e Les Paul, per amplificatori la classica Marshall JCM800 o similare (ENGL). Per noi la distorsione migliore è quella valvolare, soprattutto quella di stampo Marshall abbinata a un chitarra Gibson.

Per il basso usiamo il buon vecchio Rickenbacker 4003, casse Ampeg, una vecchia testata Sunn 1200s che spinge come un cavallo imbizzarrito e alcuni preamplificatori per gestire meglio le distorsioni (Sansamp e Dark Glass). Cerchiamo di curare molto i suoni del vivo, ci teniamo a tirare giù i palchi.

Che progetti avete ora che l’album è fuori? Avete date, tour, festival in arrivo?

Abbiamo in progetto di fare più date possibili in tutta Italia, arrivando da uno stop di quasi 2 anni dobbiamo recuperare e sfogare la nostra indole rock’n’roll che per troppo tempo è restata sopita. Abbiamo già avuto modo di proporre live il disco nuovo e la risposta è stata ottima e ne vogliamo ancora!

A febbraio faremo un mini tour in Spagna, ci siamo stati a suonare prima del lockdown ed è stata grandiosa la loro accoglienza e voglia di concerti che abbiamo trovato da quelle parti: non vediamo l’ora di andarci.

A livello discografico abbiamo un progetto che stiamo ponderando da un po’ quindi non si sa mai che in questi mesi diventerà realtà, ma sarà una sorpresa.

Tags: interviste
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