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TERRA – Hypercube

TERRA – Hypercube

Label: Rockshots records

Esce in questi giorni il primo disco di un polistrumentista brasiliano, Lucas Barbosa, che ha realizzato un progetto musicale che unisce la new age al metal, passando attraverso il progressivo, utilizzando anche strumenti inconsueti, come la Viola Caipira che non è un cocktail, come il nome potrebbe indurre a credere, ma una chitarra brasiliana, che, insieme al charango e tanti altri suoni diversi, rendono particolare questo esordio di Terra.
Ne viene fuori quello che i recensori di un paio di decine di anni fa chiamavano “caleidoscopio” di suoni, definizione che in questa circostanza mi sembra la più attinente per spiegare la portata di un disco che dura più di un’ora e che propone musica molto particolare che emerge in un quadro di grande omologazione compositiva.
Un esempio chiarificatore di quello che vuole essere l’opera di Lucas Barbosa deriva proprio dall’ascolto degli oltre 8 minuti di “Hypercube”, che dà il titolo all’album. Il brano inizia con un flauto delle Ande per poi battere territori progressivi, fatti da intrecci vocali e chitarre che sfumano in un acustico quasi folk, per una struttura molto complessa, che fonde poi un assolo con note allungate con la base del pezzo, per tornare su prospettive metalliche più chiare ma con una linea melodica non trascurabile che si chiude con un sognante pianoforte .
Anche i 10 minuti di “Against the wind” rappresentano un esempio di new age metal con il giro armonico ipnotico che vuole riprodurre la presenza del vento come elemento naturale. Anche qui la voce si interseca con il resto dell’impalcatura del brano, con un risultato molto suggestivo. Resta il nodo della lunghezza dei brani, in alcuni episodi di questo “Hypercube” che sfiancano l’ascoltatore non perché non siano gradevoli, ma perché il continuo modificarsi di essi rende difficile seguirne l’evoluzione.
“Shivers and snow” tratta di un altro elemento naturale, la neve, con un banjo che accompagna una linea melodica vocale molto rarefatta, per un brano acustico che si stacca dal resto del disco, che in generale dà sicuramente la sensazione di essere stato composto in tempi diversi e risulta poco omogeneo.
“Sound of rain” inizia con un temporale, che poi si dirada come le nubi e il brano assume un incedere progressivo, fatto di chitarre piuttosto intense e cambi di tempo e suono che si avvicendano e con un finale che sfocia in un assolo molto interessante.
“Montaria” cerca di descrivere una cavalcata nei boschi o in montagna, con atmosfere che ricordano il country ma anche la new age, ma poi entra una serrata chitarra che fa ruotare il pezzo in una direzione diversa, molto metal, con una linea melodica avvincente, anche se poi si cade nello stesso errore, ovvero prolungare inutilmente la durata dell’ottimo brano.
Più vivace “Always resist” e sembra quasi che con questo brano Lucas Barbosa voglia rendere omaggio all’impegno sociale e ambientale dei Sepultura, anche se non siamo certo nemmeno vicini alla violenza dei cangaceiros, ma con una sezione ritmica, che vede con lui l’unico esterno, il batterista Alex Christopher, decisamente cattiva.
“Sign my name” , il secondo singolo, è un esperimento molto ben riuscito di metal-bossa nova, che dimostra come Lucas Barbosa abbia fantasia e numeri per fare ancora meglio, ma il pezzo è gradevolissimo.
Molto diversa “Down the road”, che presenta una struttura abbastanza acustica, con nacchere in sottofondo, ma è un brano più classico nel suo procedere e forse uno dei meno efficaci dal punto di vista della personalità compositiva, anche se molto immediato e , alla fine , decisamente gradevole. Lo stesso dicasi per “Our time is now” che ha una struttura decisamente convenzionale, rock.
Sicuramente un’operazione molto coraggiosa, che giustifica i dieci anni di preparazione di questo disco che sicuramente mette Lucas Barbosa su un piano importante a livello di idee compositive, anche se dovranno essere incanalate in un prossimo futuro in brani magari elaborati ma tutti ridotti in quanto a minutaggio e evoluzione della canzone stessa.

Voto: 7/10

Massimiliano Paluzzi

Tags: recensioni
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