C’è un detto che recita: quando una band ti entusiasma dal vivo difficilmente ti deluderà in studio. I No Names rientrano sicuramente in questa categoria. Dopo averli visti di supporto a Pino Scotto e ai Bad Bones in quel di Genova eravamo curiosi di sentire questo “Piano 21”, il loro cd di debutto. Uscito sotto Nadir Music ci regala 10 pezzi di hard rock ad influenze seventies e grunge dove la capacità di creare grandi canzoni, unita ad una ispirazione di primo livello, ci permette di godere appieno delle loro composizioni.
Si parte con “Hurricane” che colpisce subito con un bel riff pesante anni 70 ed il chiaro riferimento ai Led Zeppelin. Si notano già i cardini sui quali si basa il cd, ovvero la bella voce di EU e il gusto nei solo di Andre. Con “Sunday”, più oscura e pesante con influenze alla Pearl Jam, sono la grande cura nelle linee vocali e il refrain avvolgente a costituire i punti di forza.
“The Neverending Rock And Roll Show!” mostra ritmi sostenuti e una certa “ruffianeria” che non guasta affatto. Bel pezzo da riproporre in sede live grazie anche al finale in Aerosmith style.
“No Name” è un ottimo lento, dove la matrice blues incontra quella hard rock in un pezzo dall’alto coefficiente emotivo. Poi arriva “Days Of Fire” (primo singolo con relativo video). Il gran tiro del pezzo, unito allo splendido lavoro di Andre alla chitarra, colpisce per la sua capacità di essere pesante, introspettivo ma anche melodico, pur mantenendo il trademark della band. Insomma una grande prova di maturità.
“My Little Puppet” è la canzone che viene più da lontano e infatti possiede una maestosità di altri tempi, mentre “Rocktober” è un altro pezzo di indubbio valore e adattissimo alla riproposizione su un palco grazie al suo rock grezzo e impetuoso. Echi dei Temple Of The Dog in “21st”grazie all’arpeggio acustico e alla melodia della canzone. “Drop My Deed” è un altro gran pezzo hard rock a metà strada tra Pearl Jam e Soundgarden e “The Remaining Song”, con il suo rock introspettivo (e un grande assolo), chiude il cd in maniera perfetta.
“Piano 21” è un album onesto, frizzante e trasuda tutta la passione che i suoi musicisti vi hanno profuso. Non sarà il lavoro più originale della storia, ma suona in maniera divina. Un ulteriore punto a favore è poi la produzione che ricalca quelle degli anni 80/90, quando la potenza di ogni strumento esplodeva nelle casse dello stereo o dell’autoradio. Cosa da non trascurare poi è il fatto di essere stato masterizzato da Scotty Banks negli studio DMI di Las Vegas. Ascoltatelo.
Voto: 7,5/10
Fabrizio Tasso















