In pista da tanti anni, vantandosi giustamente di avere effettuato oltre 500 concerti in giro per il mondo, ovviamente prima del flagello del covid, già dal nome i pescaresi fanno capire anche a chi non li conosce qual è la loro formula musicale.
Si tratta ovviamente di hardcore, sulla scia di nomi storici nazionali capitanati dai grandissimi Raw Power e comunque inseriti ai vertici del movimento mondiale di questo genere aggressivo e politicizzato. Prova ne sia il tour che a giorni porterà in Europa il gruppo, con una data molto importante a Bruxelles con i Cro-Mags e la partecipazione a diversi festival hardcore-punk.
Il disco che li vede tornare dopo 5 anni da “The Fury from the Coast” presenta un sound che è diventato più potente e pesante. Il manifesto del loro impegno in musica è specificato alla grande con l’iniziale “Outsider by choice”, in cui spiegano che sarà difficile che possano partecipare a un talent nei prossimi anni….Ogni brano di questo disco molto corto, inferiore ai 30’, nella classica configurazione delle produzione di questo tipo, ha una motivazione particolare e anche “July 2019” è un mese significativo della vita della band. “Workstation dead box” è il primo singolo estratto qualche settimana prima dell’uscita della band e che li ha riportati all’attenzione di tutto il mondo musicale metal e hardcore. “Delusion of omnipotence” è, sia pure in un contesto furibondo, un brano più “orecchiabile” con un coro che ricorda qualcosa dei Green Day, sia pure, lo dico ancora per evitare fraintendimenti, senza concessioni particolari al facile ascolto e con una parte del pezzo molto tirata, a fugare ogni dubbio.
L’impegno politico-sociale riemerge in “Path of Separation” e “The Secret of your militance” due brani di puro hardcore, così come “Persona”, il cui giro chitarristico che caratterizza il brano è davvero molto interessante. Un coro particolare distingue “It’s Killing Time” , in un sound complessivo dove mi pare di sentire qualche eco dei grandi Corrosion of Conformity e Agnostic Front che fanno parte, insieme a Madball e altri gruppi analoghi, del pantheon degli Straight Opposition. “From the Cradle to the Grave” , con un coro tribale e un omaggio al death nel finale, “No age to exclaim” presenta un altro bel coro e il basso in evidenza e la finale “No Father’s Flag” con un riff più lento e “corrosivo” con una chitarra ritmica portante molto intensa.
Un buon ritorno degli Straight Opposition che ora tornerà a infuocare i palchi di tutta Europa e non solo. Certamente i pescaresi hanno qualità e repertorio per fare benissimo dal vivo, che è sicuramente la condizione migliore per esaltare l’energia e la carica di questa ottima band.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















