Esordio discografico questo “Confort zone” per questa band, gli Smoking rogers, romana che ha parecchio il sapore di un gruppo a stelle e strisce e ribadisco non sapessi che sono italiani dal suono e da certe scelte sonore difficilmente avrei detto che sono italiani.
Musicalmente siamo di fronte ad un lavoro di stoner misto ad har rock e grunge ben composto ed altrettanto ben eseguito. Inoltre si scopre, dalle note di accompagnamento, che alla voce c’è una donna particolarmente abile e con una grinta invidiabile. Dimostrazione che alla voce femminile non c’è solo chi fa lirico e finto lirico.
Ma tornando al complessivo di questo album, certamente un certo livello di retrò e di malinconia c’è; dato che questo è un lavoro che avrebbe certamente fatto fortuna circa quindici/venti anni fa. Ora è sicuramente un album molto interessante ma che risente del fatto che non è “di moda”.
Ma tutto sommato… chi se ne frega della moda, se il lavoro è ben fatto è un lavoro senza tempo.
Le strutture sonore sono tipiche di, come già accennato, un certo hard rock ed un certo rock stoner; quindi basso, chitarra, batteria a cui si affianca, come un alligatore affamato della Luisiana, una voce invidiabile. Le scelte di post produzione e di banco nel complesso sono ottimali; dimostrazione che si più “avanzare” senza scordaci del passato e delle radici del rock. Quindi tecnologia si, ma non al punto di render il rock un qualcosa di asettico e particolarmente “pulito ed in doppio petto”.
Dieci brani molto interessanti quindi con diverse sfaccettature del termine “rock” e delle sue derive e delle sue infezioni. Vi sono anche dei duetti particolari alla voce per cui troviamo non solo la voce di Valeria di Maggio, la cantante, ma anche di Lorenzo Cicerchia, che a tratti ricorda Danzing ed a tratti Layne.
Brani quali: “I want you to know”, “Pimple”, “Daybreak”, “Pascal on stage”, “I’ve got your eyes”, che per altro chiude l’album, sono i brani che mi hanno colpito più degli altri; fermo restando che è un album di un’altra epoca se vogliamo, va quindi assaporato nella sua completezza. Come sempre vi invito ad ascoltare questo lavoro e farlo vostro e definire la vostra personale playlist preferita.
Concludendo questo “Confort zone” è un lavoro che da molte soddisfazioni, specie per chi come me ha vissuto il periodo grunge in toto. Per chi non sa cosa sia fino in fondo in grunge, questo risulterà un lavoro “datato” e non sempre in linea con le, ripeto, mode del tempo; direi che qualche volta ritornare a certe origini fa bene alla pelle. Certo non posso in nessun modo urlare al capolavoro epocale, ma caspita un esordio di questo tipo è meritevole.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















