Una festa per tutti i thrashers più assatanati! Ecco cosa rappresenta l’esordio discografico dei belgi Slaughter Messiah. I nostri, ben “indottrinati” secondo la più genuina tradizione anni ’80 del più violento “Blackened Thrash Metal”, sfoggiano una produzione tipica del periodo di riferimento, leggermente approssimativa ma molto, molto “fisica” e meravigliosamente da impatto frontale, con l’aiuto anche di un’iconografia rifacentesi anch’essa sfacciatamente al periodo ottantiano (osservate l’illustrazione di copertina e poi ditemi se non rivanga gli ’80s più underground), regalandoci uno spaccato di brutalità sonica profondamente uncompromising, pesantissimo e ferale per tutti i 42 minuti di durata di “Cursed To The Pyre”. Qui si respira un’atmosfera pesantemente consona ai primi lavori di grandissime bands come Hellhammer, Kreator e Necrodeath. Complici elementi peculiari, come una voce bestiale ma che non arriva al solito, famigerato e piatto “growl” di tutte le classiche Death-bands, una batteria selvaggiamente “pestona” e, se vogliamo, anche un pochettino imprecisa (e qui le analogie con il primo Ventor dei Kreator sono evidenti), una selva di riffs al cardiopalma di natura ignorantemente thrashettona, un’atmosfera “satanica” e post-apocalittica da B-movie… troppi sono, insomma, gli elementi che rendono gli Slaughter Messiah potenzialmente simpatici a tutti gli estimatori del vecchio, grande e storico Thrash. Troppi per relegare i nostri a semplice comparsa nell’attuale panorama del Metal estremo internazionale. Tenuto conto di tutti gli elementi descritti in recensione, seppur sull’onda dell’entusiasmo che certe sonorità possono avermi scatenato (sarò nostalgico, boh…) considero la votazione di 8 pienamente meritata. Se gli Slaughter Messiah sono una band convincente nell’esordio discografico, però, urge una riconferma di credibilità che solo il futuro (e un nuovo album) può dare. Staremo a vedere se i nostri si riconfermano i nuovi campioni del Thrash degli anni 20 del ventunesimo secolo. Sarebbe la prova del fuoco che certe “ancestrali” sonorità non muoiono mai.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















