Attivi dal 2006 ma con la formazione stabile dal 2012, con un solo cambio negli anni successivi, con l’ ingresso del chitarrista Jam, i Simple Lies tornano con un nuovo album che ha richiesto una gestazione piuttosto lunga e che si è sbloccato con la firma sul contratto che li lega alla Sneakout Records-Burning Minds Music Group.
Il gruppo bolognese propone un hard rock teso alla ricerca del groove, con diversi spunti presi da altri generi come il glam e via dicendo, compresa una spruzzata di elettronica. Dicevo del groove, mi pare questa la caratteristica più rilevante di questo combo che si trova a uscire con il terzo disco della loro carriera, che ha visto momenti importanti anche dal vivo, in diversi paesi d’Europa fra i quali la stessa martoriata Ucraina, con roventi concerti di spalla a gruppi di rilievo come Skid Row, Girlschool, Angra e tanti altri.
Un groove che viene esaltato dalla compattezza di un gruppo che ha nella voce di Alessandro Rubino certamente un punto di forza, ma che vede negli altri componenti, Alberto Molinari e Jam Boganni alle chitarre, Ash Saboori al basso e Zak Zucchine alla batteria, musicisti certamente capaci e grintosi per l’obiettivo finale.
Il disco, che ha nella copertina l’unico elemento debole, è una specie di concept e attacca i giovanissimi per la loro passività digitale, vive momenti esaltanti e comincia subito con due brani molto aggressivi come “The end” e “567 Hate” che hanno quella componente groovy molto spiccata, riff decisi e graffianti, un basso rombante che scandisce i vari passaggi e una produzione molto importante, altra caratteristica di “Millenial Zombies” che si mantiene costante per tutto il full lenght.
C’è anche un omaggio a Ozzy nel brano “Prince of Darkness”, dove i bolognesi distorcono alla grande il suono delle chitarre in una linea che si evolve in un riff vicino al glam, una delle sfumature che si possono cogliere in questo disco che ricorda anche certe partiture di Sixx.A.M per la ricerca di un suono moderno e carico.
I Simple Lies dimostrano di poter attingere anche alla melodia e a ritmi rilassati con la ballad “On a stage togheter” molto acustica ma anche arricchita da un assolo importante di chitarra.
Compare la tastiera elettronica in diversi brani, ma quello nel quale risalta di più questo aspetto è sicuramente la title-track “Millenial Zombie”, certamente una delle song più brillanti di un disco comunque di qualità, cui sembra mancare un hit per permettere definitivamente a Simple Lies di accrescere definitivamente i propri consensi e diventare un nome di rilievo nel panorama hard rock nazionale, come meritano ampiamento per la loro qualità compositiva e musicale.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















