Verso la metà degli anni ’90 tutta l’Europa è stata scossa dal fenomeno chiamato (solo molti anni dopo e anche erroneamente) “melodeath”. Le origini sono da ricercare ovviamente nel “vero” melodeath (= melodic death metal), quello creato da band come gli At The Gates e sviluppato in varie forme da In Flames, Dark Tranquillity, Hypocrisy e tanti altri a seguire. Questo però in Svezia. Nella vicina Finlandia, invece, queste importanti influenze sonore si sono mescolate al power metal di stampo neoclassico a cui ci avevano abituato prevalentemente gli Stratovarius, finendo per creare un miscuglio di estrema melodia unita a riff superveloci, cantato in growling o screaming e una ferocia molto “catchy”.
La prima band artefice di questa nuova contaminazione a farsi conoscere a livello mondiale sono stati i Children Of Bodom: sfido chiunque, soprattutto i loro detrattori, a non aver mai canticchiato una loro canzone o non aver mai mosso il collo o i piedi sulle note del loro sound immediatamente distinguibile. La loro qualità, infatti, è stata quella di rendere il metal estremo facilmente accessibile e apprezzabile anche alle orecchie non abituate, persino meglio di come avevano saputo fare gli Svedesi. Il successo planetario dei Children Of Bodom ha ovviamente fatto scuola e portato alla nascita di varie band e contaminazioni, spesso tutte locate nella stessa Finlandia: sullo stesso filone troviamo i Kalmah, virando invece verso il folk/epic metal troviamo gli Ensiferum, spingendo sul black arriviamo ai Brymir, mentre andando ancora più avanti negli anni e voltandoci indietro verso proprio le radici death, giungiamo ai protagonisti della recensione di oggi, i Sigyn.
Il loro nome è quello della moglie del dio Loki secondo la tradizione scandinava e la band risulta creata da poco meno di vent’anni: il primo EP è stato rilasciato nel 2010. Perchè veda la luce il primo full-length, tuttavia, dobbiamo attendere fino al 2023: “Dehumanized” è stato discretamente apprezzato da pubblico e critica e ha fatto capire le reali intenzioni della band di far sentire la propria voce in maniera decisa. Quest’anno, invece (fra pochissimi giorni) vedrà la luce il nuovo lavoro “From Nation To Chaos”, titolo certamente metaforico e allegorico ma che coerentemente si sposa anche col nome della band e il legame col dio del caos, Loki (colui che diede formalmente inizio al Ragnarök). Il disco è un piacevole e (fin troppo) coerentemente costante inno al genere di riferimento, ed è in grado di ruggire nel lettore senza mai un momento di tregua. I pezzi possono contare su un più che discreto songwriting e su un ottimo livello di produzione: elemento quest’ultimo essenziale e primario nel “melodeath” (chiamiamolo così perchè “metal estremo con elementi power, death e sinfonici” sarebbe troppo lungo) in quanto la massiccia presenza di tastiere e sintetizzatori (cosa che invece mancava nel vero melodic death, di origine svedese) necessita di un accurato livello di compressione e livellamento volumi per fornire il risultato sperato.
Come anticipato poche righe fa, “From Nation To Chaos” rappresenta un vero passo in avanti per la band e mostra lo sviluppo e il miglioramento del sound di base del seppur comunque buono debutto, rispetto al quale mostra una più definita maturità senza troppe ripetizioni nei fraseggi e negli assoli. Unico punto a sfavore può forse essere (a mio modesto parere) una mancata varietà di fondo, un mancato coraggio di esplorare oltre: questo tuttavia viene vito come un pregio da molti altri ascoltatori che invece apprezzano la coerenza e la consistenza del sound, dunque prendete il mio giudizio con le pinze.
A livello di sound, come anticipato i Sigyn partono dai Children Of Bodom ma toccano i confini del death melodico propriamente detto, risultando affini anche agli Arch Enemy o soprattutto agli Hypocrisy, dai quali tuttavia se ne discostano per la quasi totale assenza di mid-tempo.
Cos’altro dire: sono contento di questa nuova prova per i Sigyn e spero che il nuovo album ottenga il successo che merita, spingendo la band finlandese a continuare sul sentiero intrapreso acquisendo sempre più coraggio e intraprendenza a livello di songwriting.
Voto: 7,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















