Ho scoperto questa band nel 2008 quando comprai, di importazione giapponese, il loro omonimo debut album; acquisto fatto a scatola chiusa, per il solo fatto di avere alla voce Goran Edman, per fortuna l’acquisto si rivelo’ azzeccatissimo.
La collaborazione con il singer svedese e’ proseguita anche nel loro secondo album “The eyes of power”, salvo interrompersi dal terzo platter “Exodus” dove i brani venivano interpretati da diversi cantanti, tra i quali Mike Vescera, Lance King e lo stesso Edman presente (solo) nella cover degli Helloween “Sole survivor”.
Negli album successivi troviamo dietro al microfono l’attuale singer dei Symphonity: lo slovacco Mayo Petranin, cantante di cui non ho mai apprezzato particolarmente il timbro vocale, di conseguenza la mia attenzione verso questa band e’ andata via via calando.
Per fortuna, nel 2019 avviene l’ennesimo avvicendamento dietro al microfono ed ecco arrivare il talentuoso cantante brasiliano “Jota Fortinho”, il cui timbro vocale riesce ad essere “graffiante” e al tempo stesso”pulito”, specialmente nelle note piu’ alte, dove sfoggia un’ottima estensione vocale.
La scaletta di “Made in Switzerland” e’ maggiormente incentrata sulle tracce che compongono gli album “Flag of Hope” (EP), il full lenght “The Seal of a New World” (registrati appunto col buon “Jota”) e “Exodus”; questo live rende giustizia alla bravura di questa band, talvolta sottovalutata dalla stampa “musicale” internazionale.
Come si evince anche dal titolo, questo disco e’ stato registrato in Svizzera nel 2021 (in piena pandemia), per la precisione a Wiedlisbach; mixato dal deus ex machina Ronnie König (con l’ausilio di Filip Koluš) e masterizzato da Tony Lindgren (Dragonforce, Amorphis e Powerwolf)
La peculiarita’ di questo disco e’ quella di avere un “sound” da vero “live” (cosa sempre piu’ rara ai nostri giorni) , nel senso che i suoni risultano “naturali” e non sembrano esserci sovra-incisioni o comunque non ci sono “pesanti ritocchi” in studio: cosi dovrebbero suonare tutti i live !!!
L’ultimo disco live che mi e’ capitato di recensire, quello degli Epica, aveva una produzione tale che non permetteva di carpire alcuna differenza tra le versioni dei brani da studio da quelle live: se l’avessi ascoltato senza sapere che si trattava di un live, non me ne sarei mai accorto.
Proprio per questo motivo, un plauso speciale va’ dato ai Signum Regis, per essere riusciti a ricreare l’atmosfera di un vero live anche su disco.
Se volete una prova del talento di questo singer, andatevi ad ascoltare per esempio “Wrath of Pharaoh”, una delle tracce in cui riesce a dare maggior sfoggio della sua estensione vocale; non mancano poi i cavalli di battaglia della band come “Through The Desert Through The Storm”, “Fly away” e”Living well”, tracce che ben si adattano ad essere riproposte in sede live.
Una delle mie tracce preferite in assoluto e’ la power-song “The promised land” (da Exodus), dove la vocalita’ di “Jota” assomiglia a quella dell’ex Malmsteen “Mats Leven”; sicuramente il singer brasiliano rappresenta un valore aggiunto per questa ottima band capitanata dal bassista Ronnie König.
Aspettando il prossimo “full lenght” in studio, godiamoci questo “live” che potrebbe rappresentare l’occasione giusta per fare conoscenza (per chi ancora non li conoscesse) con i Signum Regis.
Promossi a pieni voti !
Voto: 8/10
Stefano Gazzola















