In pista dal 2011, autori di quattro album da studio e uno registrato dal vivo, “Live Sacrifice” dello scorso anno, gli Screamer ( Andreas Wikström alla voce, Jon Morheim e Dejan Rosić alle chitarre, Fredrik Svensson Carlström basso e Henrik Petersson alla batteria) sono una band svedese che si colloca nel filone heavy metal old school, sia pure con diverse sfumature particolari.
Attenti anche ai testi, abbastanza politicizzati come dicono nelle varie interviste, gli Screamer presentano anche una cover decisamente impegnativa, “Burn it down” dei Judas Priest, ma la loro cifra espressiva non è proprio allineata a quella di Rob Halford e compagnia.
Si parte con la titletrack, “Kingmaker”, che propone un hard rock molto tirato che mette subito in evidenza la buona voce di Wikström e le due chitarre che si inseguono in un appropriato assolo.
La prima sorpresa giunge con “Rise above” dove si affaccia un riff blueseggiante alla Samson che nobilita un brano rendendolo anche molto personale, seguita da “The Traveler” che invece, pur guardando sempre alla storia del metal, propone un riff old-school e un assolo decisamente maideniano.
Non si discosta molto “Hellfire” che, pur essendo un brano piuttosto scontato, risulta gradevole. “Chasing the rainbow” lascia presagire qualcosa di melodico, grazie a un organo celestiale, ma poi torna nell’alveo di sonorità care alla Nwobhm, con riferimento a gruppi forse non troppo conosciuti, ma seminali, come Wildire e simili.
E’ il basso in evidenza a trascinare “Ashes and fire”, mentre l’assolo anche in questo caso deve molto alle partiture degli Iron Maiden, mentre “Fall of the common man” non so perché, mi ricorda i Tank, gruppo a sua volta giudicato una specie di clonazione dei Motorhead, ma che mi sono sempre piaciuti moltissimo.
In questa serie di richiami alla storia del metallo non poteva mancare lo speed metal in “Sounds of the night”, con una parte vocale buona e un coro migliorabile. Il disco si conclude con “Renegade” hard rock tendente al melodico, anche se piuttosto serrato.
Buon ascolto da fare, pur senza entusiasmarsi particolarmente. Di sicuro siamo di fronte a buoni musicisti, che possono fare ancora meglio nella fase compositiva.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















