“Urstoff” è l’esordio discografico dei Rust, ma i nostri hanno una longeva esperienza con il precedente monicker October Rust. L’album in esame è il coronamento di infiniti sforzi creativi, nonché di un arricchimento stilistico piuttosto articolato e profondo. Al Black Metal degli esordi, oltre ad elementi più consoni al Death, si aggiunge una componente atmosferica, profondamente nera, malinconica e greve che piomba come un cielo livido sull’animo umano. Sì, i nostri si sentono effettivamente influenzati da immaginari letterari come lo Spleen di Baudelaire, trasfusi in un sound minimale quanto basta, aggressivo ed allo stesso tempo desolato. I nostri, con la loro musicalità spaventosamente cupa e deprimente, paiono esplorare il Nulla Universale più profondo ed intimo. Allo scopo, questo è chiaro, di arrivare ad una nuova Creazione. Forse i nostri si sono trovati naturalmente consoni ai principi alchemici che vogliono la nascita di una nuova alba dalla cosiddetta Opera al Nero. Una cosa è certa: se l’ascoltatore avrà pazienza, perseveranza e soprattutto volontà di esplorare i lidi cosmici che i Rust invitano a raggiungere, la sua Opera personale sarà compiuta. E viaggi del genere sono presi in considerazione da un numero troppo sparuto di esseri viventi… per quanto appaiano spaventosi e sinistri. Addentrarsi nelle nere foreste del Cosmo Qliphotico, costeggiando il giusto sentiero senza esitazione e senza deviazione alcuna? Chi oserà far questo, arrivando alla fine a plasmare la Primordiale Materia Metallica simboleggiata e rappresentata in “Urstoff”? A voi, poveri ed umili ascoltatori, il primo atto.
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















