Il secondo album dei veronesi RØSENKREÜTZ, “Divide Et Impera”, tiene alta la bandiera dell’attuale scena Prog italiana. I nostri si dimostrano ancora perfettamente attuali nel voler raccontare storie ed emozioni tramite il tipico linguaggio drammatico e complesso ma “di cuore” di quello che in retrospettiva fu anche definito Rock Romantico. E poi, non bisogna mai dimenticare che alla chitarra abbiamo una persona come Fabio Serra, competentissimo tanto sul lato tecnico-compositivo quanto sul lavoro in studio di registrazione. Qui di seguito una chiacchierata estremamente interessante con Fabio, che tocca parecchi argomenti, e sui quali le opinioni del nostro sono estremamente condivisibili (almeno dal sottoscritto). A voi l’intervista.
Ciao a voi carissimi RØSENKREÜTZ. Benvenuti sulle pagine di GiornaleMetal.it. Vorremmo che voi spiegaste ai nostri lettori qualcosa di più sulla realizzazione del vostro nuovo album “Divide Et Impera”. Anche sulle argomentazioni toccate dai testi, e sui punti-forza che secondo voi il vostro album possiede.
Ciao e grazie dello spazio che ci dedicate.
Divide et Impera segue il nostro album d’esordio Back to the Stars del 2014.
Con questo lavoro abbiamo voluto cercare di fare un altro step sia a livello sonoro che di testi in modo a creare un’opera molto organica ed emozionale.
A livello musicale continua e si sviluppa ulteriormente la direzione presa con Back to the stars, privilegiando un prog rock di matrice più moderna e molto contaminato con vari generi. A livello di testi invece abbiamo voluto avventurarci in un “concept-non-concept” nel senso di otto storie con una tematica in comune (il controllo) affrontata però come fossero otto mini-film indipendenti ma con un tema comune.
La realizzazione è avvenuta interamente nel mio studio (Opal Arts Studio) fatta eccezione per il rap, registrato a Londra da Enrico Pinna presso i suoi Quadra Recording Studios, e il mastering curato da Andrea De Bernardi nei suoi Eleven Mastering Studios. Globalmente fra registrazioni e mix son passati circa due anni e mezzo ma, ovviamente, non continui: il fatto di avere uno studio di registrazione è un vantaggio da un lato, ma dall’altro le tue cose le fai nei ritagli di tempo.
Non starebbe a noi dire quali siano i punti di forza dell’album però possiamo dire che probabilmente siamo riusciti a creare una bella commistione fra strutture classiche articolate tipiche del genere e l’elemento canzone che rende i brani molto caratterizzati e immediati.
Mi piacerebbe che faceste una disamina approfondita, a livello di musica e testi, sulle otto canzoni dell’album. Un track-by-track, insomma, se vi sentite di farlo.
Se dovessimo andare veramente in profondità temo che verrebbe fuori “Guerra e Pace” 😀
Scherzi a parte potremmo analizzare i brani così:
1 – Freefall: musicalmente brano molto neo prog che parte con chiari riferimenti ottantiani (la prima parte deriva infatti da un vecchio demo risalente a quegli anni, realizzato per un’altra band con cui ho suonato) e che poi si trasforma nella struttura abbastanza ricca che è con molti cori e tanta armonia. L’atmosfera apparentemente leggera e solare contrasta con il tema trattato nel testo che riguarda relazioni amorose “tossiche” ovvero quando uno è molto coinvolto e perde la testa mentre l’altro lo usa e ci gioca, con una certa perfidia.
2 – Imaginary Friend: partenza molto classica e sonorità anche un po’ più hard rock su certe cose; c’è chi ha scomodato i Kansas come riferimento, probabilmente per il tema di viola, e in parte ci può stare (anzi mi lusinga perchè mi piacciono molto). Anche qui c’è una parte vocale molto curata, con molti cori che, tutto sommato sono abbastanza caratteristici nostri. Dal punto di vista letterario affronta il tema del controllo dal punto di vista della religione…con tutto ciò che ci va dietro.
3 – The Candle in the Glass: è una ballad che sta riscuotendo molti consensi in giro, brano dall’atmosfera molto “larga” e vagamente onirica, impreziosito da una splendida sezione di archi veri dei nostri amici Evequartett. Dell’album è il brano che abbiamo suonato più volte dal vivo in quanto è stato il primo ultimato già qualche anno fa.
Il testo parla del trascendere il controllo con una specie di tecnica di meditazione che coinvolge una candela e uno specchio in modo di prendere coscienza di chi è l’elemento reale e di chi è l’immagine riflessa.
4 – I Know I know: inizialmente temevo sarebbe stato un brano “riempitivo” o comunque minore mentre poi ha preso una direzione che l’ha trasformato in una cosa a mio avviso molto potente ed emozionale.
Abbiamo sperimentato un connubio tra sonorità più dure e molta elettronica, unita all’ospite a sorpresa (il rapper londinese Flamma) che ha dato una svolta molto particolare a quest’episodio che parla di manipolazione e controllo.
5 – Aurelia: a questa sono legato particolarmente, al punto di aver provato a cantarla io (pare con buoni risultati stando ai feedback ricevuti), il tutto nato perchè il provino già suonava bene e allora mi son detto “perchè no?”.
E’ un brano molto malinconico con grande tensione emotiva, raccontato tramite la storia di Aurelia, donna perfetta in tutto, la cui vita viene sconvolta in un attimo da qualcosa che esula dalla sua perfezione che si è proposta.
6 – True Lies: è il brano più “leggero” dell’album, una specie di omaggio ai miei anni ’80 con sonorità più AOR che fa da contraltare al tema trattato che è la televisione e tutte le menzogne che ci racconta continuamente fino a farle diventare vere.
Ho trovato interessante usare una cifra musicale che fosse una via di mezzo fra Toto/Saga/Asia per narrare qualcosa di non così leggero.
7 – Sorry And: altro brano che amo molto e che ho voluto cantare parzialmente io; è un’altra ballad, più rock della precedente, molto malinconica che poi prende una certa energia e che tratta uno dei temi più spinosi del controllo, ovvero dell’essere liberi di “staccare la spina” di fronte a situazioni che non lasciano altra scelta che sofferenza davanti.
E’ una delle tracce più emozionali del disco e credo riesca a trasmettere bene determinate immagini e sensazioni.
8 – The Collector: dopo Back to the Stars mi ero ripromesso “mai più suites”: evidentemente mi sbagliavo perchè ne è uscita un’altra, molto fluida e dinamica che alterna dei momenti molto duri, quasi prog metal, a degli altri molto melodici ed emozionali. Anche qui troviamo la viola di Eva molto ben inserita nei temi e la musica ci conduce in quest’ultimo film che narra la storia di questo serial killer, un collezionista di occhi, attraverso i quali è convinto di poter catturare l’anima e controllare le emozioni, sue e delle sue vittime. Curiosamente è stato l’ultimo brano del disco ad essere scritto e il primo ad essere registrato, quest’ultima cosa probabilmente all’insegna del “via il dente via il dolore” visto che sia per struttura che per lunghezza è un brano piuttosto complesso.
Fabio, tu sei sulle scene musicali da molti decenni. E hai anche una longeva esperienza come fonico. Hai visto con i tuoi occhi diversi periodi musicali avvicendersi negli anni. Puoi dirci qualcosa di più sulla tua precedente attività musicale?
Si, sono attivo musicalmente dai primissimi anni ’80 e, professionalmente, dal 1987. La mia prima esperienza “seria” in studio risale al 1986 quando registrai il primo disco, un EP con una band sperimentale chiamata Konya Dance. Ho iniziato di lì a breve a collaborare con alcuni studi veronesi (uno in particolare) in veste inizialmente di turnista, e poi di arrangiatore midi.
Iniziai a collaborare con il SAIFAM publishing group nel 1989 prima come programmatore in studio per poi toccare i vari ruoli come autore, fonico e produttore, particolarmente in ambito dance e commerciale in genere, cosa che faccio tutt’ora visto che con prog e simili non si campa di sicuro, purtroppo, né in Italia né all’estero (magari li ci si può sopravvivere integrando con altro).
In trenta e più anni di attività ho toccato di tutto e ti confesserò che il dover lavorare su generi così di “veloce consumo” ti dona però una grade esperienza che ti permette di focalizzare molto velocemente il suono che ti serve.
Impari anche a rispettare generi che normalmente snobberesti o considereresti “poco nobili” perchè, lavorandoci, capisci cosa c’è dietro e riesci ad apprezzarne certe sfumature. Probabilmente questa esperienza mi ha facilitato nel mescolare sonorità e soluzioni molto diverse in maniera, pare, gradita 😀
C’è poi il lato della mia attività più “privato” inteso inerente al mio studio personale (dove sono nati i dischi dei Røsenkreütz) e dove ospito anche artisti prevalentemente di ambito rock che hanno piacere di farsi registrare e produrre artisticamente da me; per fare qualche nome che i vostri lettori possono conoscere citerei senz’altro i Methodica con l’album di esordio (grazie al quale ho avuto modo di conoscere Massimo Piubelli che poi ha accettato di cantare anche sul mio progetto), gli Spitfire con il loro album di reunion Time and Eternity di qualche anno fa, quasi tutta la produzione dei Bullfrog (potente power trio veronese con 5 album all’attivo e con i quali siamo come fratelli), più recentemente un altro grandissimo power trio veronese, I Black Mama (eccezionali), i Logos (storica prog band veronese con notevole seguito all’estero) e molti altri che spero mi perdoneranno se non riesco a citare.
Accidenti, un’esperienza ricca e longeva coi fiocchi. Complimenti a te. Passiamo a parlare della vostra attuale label. Come vi siete trovati con la Andromeda Relix che ha prodotto il vostro album?
Gianni Della Cioppa è un altro amico da oltre 30 anni per cui è stato naturale unire le forze per la promozione: la discografia al giorno d’oggi sappiamo tutti com’è messa (malissimo) per cui preferisco collaborare con un caro amico che mi trasmette entusiasmo e crede nel progetto e che mi consente di mantenere l’integrità di ciò che faccio.
A livello di live, state organizzando qualcosa per la promozione di “Divide Et Impera”… voglio dire, lockdown permettendo?
C’era in origine il progetto di presentare a giugno l’album live (anche se l’avevamo suonato sul palco in anteprima per un buon 70% già nel 2018 con un ottimo riscontro di pubblico) poi è arrivato il Covid 19 che ha cambiato tutto; realisticamente credo riusciremo a portarlo sul palco nel 2021 anche perchè, purtroppo, eravamo fermi da mesi e credo riusciremo ad accedere alla sala prove solo da questo giugno.
L’idea è comunque di fare poche date selezionate dove serve realmente; voglio dire: con il genere che facciamo (e con gli impegni individuali che abbiamo essendo quasi tutti professionisti) non ha senso voler suonare in ogni luogo, proponendo materiale originale, oggettivamente difficile per chi non segue il genere per cui preferiamo la formula festival e poche date selezionate che ci permettano di esprimerci al meglio.
Una domanda provocatoria. Il Prog è il tipo di musica Rock più “acculturata” che ci sia mai stata. Di per contro, abbiamo assistito alla creazione di un pubblico Prog piuttosto “elitario” e “snob”. Che a volte fa anche venire i nervi solo a parlarci. Perché è attaccato esclusivamente al “manierismo” del Prog. Voi, pur con il connotato indubbiamente e fortemente NeoProg della vostra musica, pensate che a discapito di certe storie, la Bellezza (della musica) possa salvare il mondo, come dice l’antico adagio?
Beh direi che pure il pubblico di certo jazz non è secondo a nessuno in quanto a snobismo 😀 scherzi a parte: sì, il pubblico del prog è spesso molto elitario e molto conservatore, tradendo quello che era lo spirito di questo genere quando nacque.
Personalmente, più che una vuota esibizione di tecnica preferisco sempre una bella canzone e, concordo con te, la bellezza potrebbe salvare il mondo.
Dire cosa sia bellezza però è molto soggettivo: io credo che un brano bello deve lasciarti delle emozioni, al netto delle rullate complesse, degli assoli etc etc; ci dev’essere una sostanza che ti arriva al cuore e che rimane sennò, come osservi giustamente, è solo vuoto manierismo.
OK l’intervista volge al termine. Vi ringraziamo e… salutate chi vi pare.
Vi ringraziamo noi per averci ospitato nel vostro spazio e cogliamo l’occasione per salutare tutti gli amici che ci hanno aiutato o collaborato in questo disco e, ovviamente, tutti quelli che hanno atteso pazientemente la sua realizzazione a sei anni dal primo.
Ricordo per chi avesse piacere ad averne una copia fisica (che è arricchita da un’edizione particolarmente curata) che può ottenerla o direttamente da noi contattandoci presso la nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/rosenkreutzband/ o sul nostro sito (in ricostruzione) www.rosenkreutz.net o tramite la distribuzione https://www.gtmusic.it/it/
Intervista raccolta da Alessio Secondini Morelli















