Dopo l’annuncio della sua malattia e avere trasmesso l’idea che il tempo a sua disposizione sarebbe stato poco, il grande cantante danese Ronnie Atkins ci regala un nuovo album, il terzo della sua recente carriera solista.
“Trinity” è un disco che secondo me va ascoltato conoscendo la sua storia e il suo background, anche se complessivamente mi aspettavo qualcosa di più sotto il profilo compositivo, anche se rimane un gran disco di hard rock melodico.
Ci sono passaggi di un notevole spessore , come in “Shine” e “If you can dream it” , quando la chitarra del suo amico e collega nei Pretty Maids Chris Laney propone linee molto belle ma, in generale, la musica è piuttosto scontata nel suo sviluppo rockeggiante mentre emerge la voce di Ronnie Atkins, chiaramente un grande dell’ interpretazione metal.
Per lui parlano i tanti anni in pista con la superband Pretty Maids, con la quale ha scritto pagine importanti del metal rock europeo e mondiale. La sua voce tendente al ruvido è riconoscibile al primo ascolto ed è un grande valore aggiunto in un panorama dove la personalità spesso scarseggia.
Uno dei brani migliori è la lenta “What if” che è di fatto una ballata elettrica non troppo malinconica, anche se, ascoltandola, ti rimanda subito alla condizione di salute del grande rocker. Laney fa la sua parte anche alle tastiere e si occupa di buona parte della produzione.
Per quanto riguarda gli altri brani, una menzione la merita la pomposa titletrack, ” Paper Tiger” che è quello che mi è piaciuto di più per efficacia del ritornello e struttura complessiva del pezzo, la riflessiva ” Soul divine” per il mood che trasferisce.
Complessivamente, come ripeto, un buon album, ma con qualche guizzo in più si potrebbe usare termini ben diversi.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















