Capita a volte di ritrovare vecchi compagni di avventura, persone e musicisti che hanno segnato una parte della tua gioventù…il tempo passa, ma lo stile, il sound, il carattere soprattutto di alcuni artisti rimangono sempre li stessi. Come se gli anni non fossero passati.
Durante un mio viaggio di lavoro in Puglia ero da poco atterrato a Brindisi, quando mi arriva, alla riattivazione del cellulare, la lista delle uscite dei prossimi mesi e di conseguenza delle recensioni da fare.
Tra i titoli alcune band più o meno conosciute, alcuni gradi nomi della scena internazionale e scorrendo la lista leggo un nome: Roger Staffelbach…un sorriso mi è apparso in viso, come quando per un attimo ti capita di rivedere un amico che era tanto che non sentivi.
Non ho mai avuto l’opportunità di conoscere dal vivo Roger, ma da quel lontano 1997 quando comprai su una mailorder nazionale l’album Phoenix Rising degli Artension, ho sempre apprezzato la musica di Staffelbach – e con quella sono cresciuto.
Al tempo non ci misi molto a prendere Into the Eye of The Storm e poi anno dopo anno seguire la band da vero fan.
L’ho sempre reputata una delle realtà più luminose del panorama Prog-Metal mondiale, ho passato gli ultimi 25 anni a chiedermi del perché una creatura così incredibile non avesse mai fatto un tour o dei live. Mike Terrana durante un live dei Rage mi disse che era un progetto nato per lo Studio, ma io sono convinto che fosse molto di più di un semplice progetto da disco…
Alle chitarre degli Artension c’era Roger Staffelbach e per ore e ore ho sentito i suoi riff e assoli duellarsi con le tastiere di Vitalij Kuprij, con in mano le Steinberger e poi le Carvin…chitarre che davano un sound caratteristico negli anni 90 e 2000.
Ecco perché quando ho finalmente potuto sentire il lavoro solista dopo diversi anni di silenzio di Roger (ha collaborato in diversi progetti è vero…ma non sono gli Artension), ero felice, contento, di poter sentire nuova musica da quello che reputo un maestro del Prog Metal.
L’album The Quest è un mix dello stile inconfondibile di Roger, un mix di Shred Neoclassico e Prog Metal della migliore fattura. Accompagnato da John Macaluso e Steve di Giorgio il nostro Roger sforno un album ottimo. Oggi Roger utilizza Stratocaster, anche se dalla equalizzazione del disco non si sente così in modo preponderante il cambio di set-up, i suoni sono molto moderni e tendono a togliere molta dinamica al sound di Roger. Scelte di produzione che non mi trovano per nulla d’accordo, ma quello che conta è la sostanza. E il corpo sonoro si esprime attraverso riff e assolti davvero notevoli. Le tracce sono una sorta di moderno neo-classic rock/metal dove Roger con la sua chitarra rievoca i fasti di un tempo lontano (fine anni ‘80-inizio anni ‘90) dove i chitarristi sulla scia di YJM, Jason Becker/Cacophony e Vinnie Moore sfrecciavano su scale armoniche melodiche e arpeggi diminuiti.
La tecnica di Roger è forse aumentata dai tempi degli album degli Artension, e si sente bene in piccoli gioielli sonori come Enemy Within, The Quest (quasi “dreamtheariana” per il mood sonoro).
Assolutamente di rilievo sono i due “tributi” classici a Bach con Air on the G String (by J. S. Bach) e Vivaldi con Summer Presto. (Non a caso i chitarristi neo-classici si confrontano spesso con compositori del Barocco e del Classicismo – ambienti sonori dove vigeva un controllo matematico dell’armonia, ottenendo musica di altissimo livello)
E perfettamente in questo “pensiero Musicale” Roger ha sempre suonato e creato musica.
The Quest è la prova che un certo modo di suonare e concepire la Chitarra è ancora possibile.
Bentornato Roger!!
Voto: 8/10
John Sanchez















