Forti del grande consenso planetario, che ha permesso loro di avere oltre 1,2 milioni di spettatori al loro tour nei 5 continenti appena prima che scoppiasse il covid , in attesa di riproporre gli stessi numeri in un tour che parte a breve , i Rammstein pubblicano il loro ottavo album da studio “Zeit”, che si aggiunge ai tre live e alla raccolta che compongono la loro nemmeno troppo affollata discografia.
Rammstein in Germania sono un’istituzione e per loro scomoderei una definizione che non ho ancora visto attribuire loro ma che, a mio avviso, spiega bene il loro concetto di espressione musicale : teatro-canzone metal rock.
Infatti, come faceva Gaber in italiano, loro lo fanno in tedesco e Lindemann in ogni pezzo interpreta con modulazioni diversa della voce i vari passaggi per brani che solo in rari casi hanno la classica struttura con strofe e ritornello, ma ci sono sussurri, urla, cantati diversi, al limite del lirico di un gruppo che trasuda personalità ad ogni nota.
“Zeit” segue “Rammstein” che aveva conquistato onori e venduto solo in Germania 300mila copie che sono una cifra straordinaria, soprattutto se sommata alle vendite in tutto il resto del mondo, dove, nonostante la lingua ostica, il gruppo tedesco riesce a sfondare a ogni uscita, ed è un disco molto malinconico, a mio parere.
Scorrendo i testi, ovviamente nella traduzione, c’è la netta sensazione che o per il covid oppure per il semplice passare degli anni, ci sia la consapevolezza che la fine si stia avvicinando. Una fine della vita, o forse di alcuni rapporti o legami particolari, oppure della carriera artistica, in ogni caso ben descritta nella conclusiva “Adieu” dove le parole “ addio, la tua ultima strada la dovrai percorrere da solo, un’ultima canzone, un ultimo bacio, non ci sarà alcun miracolo”, sono chiarissime.
Dal punto di vista musicale, vedo ovunque definire “Zeit” industrial, ma di industrial ne sento poco, così come gli assoli, inesistenti. Molto sintetizzatore, come in “Lugen” e “Meine Tranen” , grande uso della chitarra ritmica a supporto dei brani, praticamente tutti nello stile classico di Rammstein , con inserimenti sorprendenti come una fanfara come in “Dicke Titten” che parla di seni abbondanti e che potrebbe essere una prossima uscita video strabiliante, visto che “OK”, che elogia e esalta il sesso senza preservativo in uno dei brani più vivaci e divertenti di questa opera, non credo possa essere rappresentato in un cortometraggio visibile per tutti. I ritocchi estetici come inutile cura contro il trascorrere del tempo caratterizzano “Zick Zack” mentre “Giftig”, il brano che mi è piaciuto di più, parla del veleno che qualcuno può iniettare sia fisicamente che moralmente in ognuno di noi.
Rammstein utilizzano una copertina che ritrae i musicisti che scendono da un monumento tedesco e comunica freddezza e tristezza. Certamente un disco da ascoltare e da apprezzare anche se si sono amati i Rammstein più industriali.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















