I Queen sono una delle band più conosciute e amate del pianeta. Sono talmente entrati nell’animo popolare che alcuni rockettari duri e puri non li considerano più come appartenenti alla famiglia del rock. Ma i Queen sono e restano un gruppo rock e lo sono ancora sebbene abbiano sconfinato nel pop. La natura rockettara della loro musica è data proprio dalla chitarra di Brian May, e anche la batteria di Roger Taylor ha sempre avuto un piglio robusto e deciso. Questi membri fondatori garantiscono un certo marchio di fabbrica. Il valido bassista storico John Deacon da tempo è uscito dalla scena. Il suo posto è stato preso da Neil Fairclough, mentre alle tastiere troviamo Spike Edney. Il batterista Tyler Warren affianca Taylor nella macchina ritmica. Per quasi tutti i Queen erano simboleggiati da Freddie Mercury. La sua figura iconica, istrionica e carismatica ormai appartiene alla cultura popolare collettiva. Il suo modo di tenere il palco è scolpito nella memoria di milioni di persone. E la voce non è certo in secondo piano. Freddie Mercury era in grado di spaziare con grazia e disinvoltura fra grinta rock, melodia struggente e ammiccamenti pop e disco.Dopo la parentesi con il grande Paul Rodgers, cantante dal passato glorioso e ingombrante, i Queen da qualche anno sono tornati in pista con Adam Lambert, talentuoso giovane venuto fuori dal mondo dei talent show. Non vorremmo impantanarci nelle disquisizioni polemiche che ormai infestano l’universo degli appassionati. Ogni gruppo con un passato importante non è più libero di avere un presente perché qualunque cosa venga fatta viene passata al tritacarne delle critiche aprioristiche e ancorate al passato. Si rischia di non riuscire a godere della bellezza della musica del gruppo. Una musica che i membri superstiti hanno tutto il diritto di continuare a suonare in giro per il mondo. E se per farlo devono avere al fianco musicisti diversi da quelli con cui il percorso è iniziato, bisognerà farsene una ragione. Fatto questo lunghissimo ma doveroso preambolo, diciamo subito che Live Around The World è un disco dal vivo bello e godibile. La gioia della band di proporre un repertorio così amato da tante persone si sente, si trasmette in modo papabile dai solchi del disco. Come dicevamo, Brian May e Roger Taylor sono i pilastri su cui poggia tutto, e assolvono al loro compito con fermezza, autorevolezza e passione. Adam Lambert sprizza gioia da tutti i pori, il suo è un sogno che in tanti avrebbero voluto vivere, entrare in un gruppo così universale e significativo. Inutile e sterile fare i pignoli notando brano per brano come la voce di Mercury fosse migliore. Lo stesso Lambert sa bene di essere entrato in un’orma gigantesca e con bravura, umiltà e passione porge con grazia la propria interpretazione. E va detto che in diversi brani il giovane cantante apporta delle variazioni inaspettate che alla fine aggiugono valore a brani già ampiamente celebrati e glorificati. La scaletta si apre con Tear It Up da The Works del 1984. Un brano martellante che richiama We Will Rock You che invece chiuderà la festa. Now I’m Here da Sheer Heart Attack del 1974 ci ammalia con la sua grintosa melodia. Il funky di Another One Bites The Dust da The Game del 1980 resta un brano che farebbe ballare anche un morto con il tocco ancora potente e deciso di Taylor. Il riff arrembante di Fat Bottomed Girls da Jazz del 1978 è un pezzo sempre coinvolgente, con la chitarra di May che nel finale ci delizia e ci trascina. Ancora da Jazz arriva l’incalzante Don’t Stop Me Now e poi si torna a The Works con la sempre piacevole I Want To Break Free. Arriva Somebody To Love, tratto da A Day At The Races del 1976.Sicuramente uno dei brani più belli e amati dell’intera produzione della Regina. Il finale presenta un’accelerazione che vivacizza ulteriormente un brano nato perfetto. Inaspettatamente viene proposto un brano solista di Freddie Mercury, Love Kills The Ballad, tratto dalla colonna sonora di Metropolis del 1984. Un brano intenso e toccante. Anche la romantica I Was Born To Love You nasce come brano solista di Freddie Mercury. La sua versione nell’album Mr. BadvGuy del 1985 era un po’ disco oriented mentre il riarrangiamento dei Queen nel postumo Made In Heaven di dieci anni dopo era più rockeggiante. Under Pressure da Hot Space del 1982 è un brano magnetico che fu registrato insieme al Duca Bianco David Bowie. Anche qui abbiamo un’ottima versione. Entriamo nella parte più commovente del concerto. I tre brani seguenti esprimono un senso di drammatica e inesorabile ineluttabilita’ del destino. La solenne Who Wants To Live Forever è tratta da A Kind Of Magic del 1986 ed è stata resa ulteriormente famosa al grande pubblico grazie al l’inclusione nella colonna sonora di Highlander L’Ultimo Immortale. Chi vuole vivere per sempre… Dalla morte di Freddie Mercury questo bellissimo pezzo ci fa vibrare ancora di più e il giovane Lambert esce bene anche da questa prova. Poi arriva la tempesta emotiva di The Show Must Go On da Innuendo del 1991. Anche qui non si può fare a meno di pensare a Freddie Mercury e alla sua tragica e prematura scomparsa. Lo spettacolo deve continuare, e continua bene con i vecchi compagni d’avventura e il nuovo giovane cavaliere. Love Of My Life ci riporta a A Night At The Opera del 1975. Un brano che nella sua immediatezza struggente non finisce mai di emozionare. Ma i Queen hanno davvero tanti brani capolavoro da proporre e a questo punto ne arriva uno dei più celebri e importanti. Quella Bohemian Rhapsody che nel 1975 fece capire al mondo che questo gruppo inglese avrebbe lasciato un segno indelebile. La piacevole e morbida danzabilita” di Radio Ga-Ga da The Works spezza l’ aura drammatica dei brani precedenti. Ay-Ohs sono gli inconfondibili botta e risposta che Mercury aveva con il pubblico e la loro registrazione viene mandata a tutto volume. Si va giù duri con Hammer To Fall, sempre da The Works. Il frizzante rockabilly di Crazy Little Thing Called Love da The Game ci conduce alla fine del concerto. La sequenza We Will Rock You /We Are The Champions è tratta da News Of The World del 1977 e mostra in modo lampante la duplice natura della musica dei Queen. L’anima rock di Brian May e l’anima melodica di Freddie Mercury che convivono felici e complementari senza problemi. La festa è finita, il pubblico si emoziona e si commuove. E tutti coloro che in nome del passato non riescono a godere di queste emozioni così generosamente elargite dai Queen con Adam Lambert si stanno perdendo qualcosa. E a loro va ricordato che il loro caro Freddie Mercury dal cielo sicuramente sorride felice vedendo cosa accade oggi sui palchi around the world.















