Sono passati 40 anni da quando, complice un falò al festival gratuito di Stonehenge nel 1983, e probabilmente qualche altro elemento liquido o di altra natura, sono nati gli Ozric Tentacles.
Un sodalizio creato quando il compositore e leader della band Ed Wynne (chitarra e tastiere) , il fratello Roly Wynne (basso), e il batterista Nick “Tig” Van Gelder ( Jamiroquai), si sono imbattuti nel tastierista Joie Hinton. La jam session che ne è seguita, durata sei ore sullo stesso palco del festival, ha creato uno dei gruppi più incatalogabili della musica contemporanea, tanto complicati quanto affascinanti, che confermano tutte le loro caratteristiche con questo stupendo “Lotus Unfolding”.
Rimane la componente hippy e raver, tipiche della psichedelia dell’epoca, ritmiche ipnotiche e suoni distorti quanto elaborati di tastiere e chitarra. Una musica difficile da spiegare, perché nella sua strumentalità ci troviamo elementi space rock simili agli Hawkwind, progressive liquido, la stessa psichedelia e anche una certa new age raffinata, priva di ogni apporto vocale.
Tutto questo suonato alla stragrande, con passaggi originali che si sviluppano in brani molto lunghi che diventano suite e che offrono l’opportunità ai musicisti di esprimere le loro importanti qualità tecniche e di orchestrazione collettiva.
Ne è un esempio “Crumplepenny” che vede la presenza di una miscela di chitarra acustica e elettrica assolutamente intrigante, con un curioso effetto sonoro che sorregge le escursioni sonore della band, su una base ritmica molto solida quanto originale. Se a un primo ascolto sembra una grande suite divisa in movimenti, in realtà ogni brano ha una sua peculiarità. Il tappeto di synth di “Storm in a cup of tea”, con addirittura un intermezzo breve di reggae, o i riferimenti ai grandi King Crimson che si possono riscontrare in “Burundi Spaceport” grazie anche a un pulsante basso che sembra filtrato da una tecnologia nuova, da suoni tribali e un flauto dolce che evoca atmosfere africane. Una tastiera multiforme, che però è il nervo centrale di una proposta musicale di eccellenza e che si avvicina a un altro capolavoro di quest’anno, il disco degli Uriah Heep.
“Deep Buue Shade” è invece molto più spaziale, con loop che si rincorrono e che rendono la psichedelia tecnologica con una certa ricerca tecnica e ispirativa che gli Ozric Tentacles dimostrano di voler perseguire. La natura è raccontata nella title-track e potrebbe accompagnare ogni video-documentario sul tema con grande efficacia, mentre “Green Incantation” unisce una chitarra acustica a una cascata di suoni sintetizzati molto sincopati, per un effetto decisamente particolare.
Non si tratta certo di musica di facile ascolto, ma è la colonna sonora ideale se si vuole sognare, pensare, affrontare un viaggio mentale diverso dal solito.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















