Maaammamia! Che originalità! L’espressività tipica del Metal, con la sua forte e consolidata identità concettual-sonora, ormai trascende le strumentazioni utilizzate. Negli ultimi anni abbiamo visto nascere e diffondersi fenomeni come i Van Canto (gruppo esclusivamente vocale), Bassinvaders (il progetto dei bassisti metallari: rigorosamente ed orgogliosamente nessuna chitarra!), gli Apocalyptyca (coi violoncelli)… cosa rimaneva da sperimentare? Gli ottoni! Ed ecco la coppia assortita dal trombonista Francesco Bucci e dal trombettista Paolo Raineri, che assieme al loro amico batterista Beppe Mondini fondano il progetto musicale, in una certa misura colto ed intrigante almeno quanto apparentemente strampalato, degli Ottone Pesante. “DoomooD” è il palindromo titolo del loro esordio discografico, e devo dire che detto titolo appare subito indicativo. Difatti, i nostri amici fiatisti attingono direttamente dalle rallentate, oscure e minacciose sonorità tipiche del più plumbeo Doom Metal (seppur con alcune sferzate verso il Death/Black). Risultato? Beh… non mi aspetto che tutti i metallari (e non) apprezzino nell’immediato l’innovazione proposta (perché è di questo che si tratta, oggettivamente parlando)… ma un plauso d’avorio va elargito ai musicisti in questione anche solo per l’idea. Che evidentemente mancava… C’é da dire anche che i nostri non sono nati ieri in quanto a perizia strumentale. Sono ottimi musicisti, e riescono nell’intento di ri-plasmare i tipici riff e ritmi del Metal, anche estremo, ricreando le cosiddette atmosfere oscure tipiche del Doom, nonché addirittura del Black Metal. In gran parte il disco è strumentale, ma sono presenti anche un paio di brani, cantati da alcune guest, che danno anche un certo riscontro di questi particolari arrangiamenti anche con l’aggiunta di vocals. Abbiamo quindi il singolo “Tentacles”, caratterizzato dal cantato melodico di Sara dei Messa, mentre la più estrema e frenetica “Serpentine Serpentone” contiene la performance di Travis Ryan dei Cattle Decapitation (che ritroviamo anche nella più plumbea “Strombacea”). L’album non dura più di 35 minuti scarsi… ma la ragione credo che sia da ritrovare sul fatto che giustamente la sperimentazione “fiatistica” posta in atto dagli Ottone Pesante sia ancora acerba, territorio vergine ancora da esplorare in toto. E per farlo tempo ce n’é. Diciamo comunque, che ci troviamo difronte ad un eccellente inizio. Ripeto, plauso d’avorio solo per l’idea. E, almeno per ora, un altro plauso per il modo in cui è stata posta in essere. Seguiremo gli sviluppi.
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















