Primo album doppio per i francesi ORGONE.
Che dire, un capolavoro.
E non uso molto spesso questa espressione.
80 minuti di viaggio psicadelico, tra un indie rock forsennato, rumorista, industrial, schizofrenico, nel quale
confluiscono mille influenze, rendendo il tutto magmatico, ipnotico, quasi un viaggio nell’incomprensibilità
dell’inconscio.
Echi dei primi Jane’s Addiction si uniscono al rumorismo più esasperato dei Sonic Youth degli esordi e alla
sfacciataggine di Pj Harvey. Il tutto intessuto su un rock raffinatissimo, imprevedibile, stimolante.
E’ veramente incredibile la facilità con la quale gli Orgone rendono il tutto fluido, immediato, viscerale,
riuscendo persino a sfiorare l’intensità disperata dei Neurosis.
Si passa da atmosfere cupe e dark, ambient, a muri sonori quasi impenetrabili.
Un album coinvolgente, che ti cattura istantaneamente e ti molla solo alla fine.
E non è facile non annoiare con una proposta del genere, per nulla, ma loro ci riescono, e ci riescono
dannatamente bene.
La voce è incredibile: passa dal tono aggressivo ed intenso, a quello declamante, a quello più ipnotico, con
una variazione di toni e di intensità che mette i brividi.
Lo ripeto. Un capolavoro.
Una cosa del genere era un po’ che non la sentivo. Come le sensazioni laceranti, profonde e drammatiche
che mi hanno invaso.
Ascoltatelo, vi prego.
Voto: 9,5/10
Maurizio Gambetti















