Gli Omega si presentano a noi con questo “Nebra” prodotto piuttosto inconsueto, composto da 4 capitoli e la band si premura di farci sapere che vi è un concept molto particolare al suo interno.
Quando scrivo “al suo interno” lo dico con cognizione di causa: internamente ai video, ai testi, alle composizioni ed alle grafiche vi sono indizi per poter interpretare il messaggio. Quindi avete di fronte a voi una caccia al tesoro legata al disco di bronzo ed oro conosciuto come “Nebra”.
Strutturalmente siamo di fronte a delle dinamiche non “usuali”. Abbiamo momenti di musica sperimentale, di urla ancestrali e di breakdown misti a tempi dispari furiosi. Quindi stacchi acustici, segnali “morse” di alcuni strumenti e per finire addirittura delle parti quasi rumoristiche.
Certamente possiamo definire questo lavoro come una sperimentazione, un lavoro tipico di quello che viene definito il filone occulto-sludge e di un certo modo avantgarde di vedere la musica (sotto certi aspetti mi sembra di sentire dei fratelli minori dei torinesi Nibiru).
Pur non avendo molti rimandi sludge, ma più suoni vicini al metalcore in alcuni tratti, specie nelle chitarre. Comprendo l’intento iniziatico ed “occulto” di questo lavoro; ma non comprendo fino in fondo il perché andare espressamente presso i Domination Studios, che sono noti per tutt’altro genere e con altri risultati, per fare registrazione, mix e master. Fermo restando che alcune chitarre, ripeto, tipiche del metalcore che escono dai Domination Studio si sentono come si sente la batteria compressa e normalizzata in pieno “stile Mularoni”.
Direi che anche la nota informativa in cui si dichiara che tutti gli strumenti sono stati suonati in analogico, con addirittura alcune amplificazioni vintage, non aiuta se poi ci sono strumenti in stile QUASI power metal e metalcore. O mi sfugge qualcosa oppure la band ha fatto un “errore di percorso” nel presentare il lavoro o nello scegliere lo studio di registrazione.
Dei quattro brani che compongono quest’album, si lo chiamo album dato che siamo oltre i 10 minuti a brano, non ci sono brani migliori o peggiori. Siamo di fronte ad un persorso che inizia con “Pleias” si dipana con “Axis”, ci si avvicina alla fine con “Ratis” e si conclude con “Quadraginta”. Essendo un concept particolare e con una serie di “intrighi” ed indizi la situazione non è gestibile in modo assolutamente a se stante.
Di certo questo lavoro non è comune, lo ripeto per l’ennesima volta, non è “in linea” con la maggior parte dei lavori che si vedono in questo periodo. Diciamo che siamo di fronte ad un lavoro vicino ai torinesi “Nibiru”(ma non con lo stesso appeal e con la stessa capacità empatica purtroppo) ed altri che hanno delle attenzioni particolari e differenti dalla classica struttura sonora delle canzoni.
Quindi vi direi che questo è un lavoro che solo per soggetti avvezzi al doom particolarmente infetto dalla musica avantgarde e della musica sperimentale. Rimane il dubbio di aver scelto uno studio particolarmente differente come approccio medio per quello che riguarda la tipologia di suono e di post produzione e certe scelte sonore che potevano esser gestite in altro modo.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















