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OBSOLETE THEORY – Dawnfall

OBSOLETE THEORY – Dawnfall

Label: My Kingdom Music

“L’uomo non è chi crede di essere; egli è ciò che nasconde” André Malraux
Una dei tratti più distintivi della musica è che basta semplicemente cliccare “play” e chiudere gli occhi…la mente elabora le vibrazioni e si forma quella magia che crea il senso imaginifico, l’essere umano percepisce in mondo naturale la qualità della musica che sta ascoltando. Al di là del genere musicale, oltre la preparazione tecnica dei musicisti e oltre l’altezza artistica di un gruppo…la musica è quindi un fatto sensoriale. Il nuovo e secondo album degli italiani Obsolete Theory edito per My Kingdom Music dal titolo Dawnfall è un album che alterna momenti davvero ottimi di songwriting a punti un po’ privi di quella sostanza che porta i pezzi di una band, a fare la differenza. La band concentra nei 6 lunghi (lunghissimi) e articolati pezzi le loro diverse influenze, sottolineate anche nel promo kit; sentiamo i vari Enslaved, Agalloch e tanto Borknagar, forse verso questa band c’è la maggiore concentrazione di reminiscenze sia compositive che di arrangiamento. Altresì sento poco di Alcest e pochissimo di Katatonia (citazioni sempre del press office), due band abbastanza diverse rispetto ai nostri Obsolete Theory. Questa non vuole essere una critica nei confronti del quintetto milanese, ma solo un consiglio per spronarli a ricercare nel loro songwriting un’attenzione maggiore, nel dettaglio innanzitutto…pensando più al Micro che al Macro…i pezzi sono troppo lunghi, la dilatazione delle idee è prolissa e dispersiva. L’ossessione per il clima onirico è troppo meccanica e porta l’ascoltatore a capire alla svelta la “volontà” di scrivere in un certo modo e non la “peculiarità” estetica nativa della band. I pezzi però sono bilanciati e ci sono idee molto interessanti tra i 6 brani dei questo Dawnfall. Vorrei segnalarne alcuni davvero meritevoli come Acherontia Atropos, Onirica (da cui è stato tratto l’interessante video mezzo Lyrics e mezzo Graphic Design), e la conclusiva The Seal dove l’alternanza di parti più black a quelle più aperte creano un buon mix espressivo. Davvero importante per la riuscita di questo album sicuramente è l’ottima produzione a cura di Michele Adami ai Twilight Studio e il mix curatissimo di Davide Tavecchia. E questo è un fattore da non sottovalutare, perché al giorno d’oggi la produzione è rilevante, non siamo più negli anni ‘90 dove i demotape facevano da apripista al possibile debut album…è necessario per le band che vogliono emergere oggigiorno portare la propria proposta a un livello Audio professionale, innanzitutto per rendere intellegibile il prodotto e in secondo luogo perché il mondo dei demo non esiste più. La tecnologia da la possibilità di portare le band in studi professionali a costi contenuti rispetto a giorni di Avatar Studio con Kevin Shirley o settimane nei One on One Studios con Randy Staub; esistono ancora quei livelli, ma parliamo della “Formula1” del rock mondiale. Una band italiana può con i giusti mezzi, buone canzoni e un ottimo artwork come quello di questo Dawnfall, produrre un disco di tutto rispetto.
Quello che mi sento di dire, da persona che ascolta musica per il piacere di immergersi in mondi sonori e non per produrre recensioni in batteria, è che gli Obsolete Theory devono cercare di più dentro loro stessi, svincolarsi da queste influenze nordiche che danno solo un’impronta “non loro” su un suolo che è quello del Metal sia nostrano che internazionale. Perché ciò che ha fatto dei Borknagar, di Øystein G. Brun (presente qui in veste di Tecnico per il Master al Crosound Studio a Bergen) quello che sono, è aver proposto al mondo la loro “voce”…affiancando alla grammatica del genere, l’esperienza sonora delle loro terre e le melodie della loro tradizione. E’ una scelta sicuramente più difficile di quella di stare vicino ai canoni del genere, ma senza personalità non si esiste nella musica, ed è l’errore più grande che le band oggigiorno commettono…soprattutto in Italia.
“Certe anime sono come spugne. Non si riesce a spremerne nulla se non quello che hanno assorbito dagli altri” Kahlil Gibran

Voto: 7/10

John Sanchez

Tags: My Kingdom MusicObsolete Theoryrecensioni
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