Colpevolmente in ritardo, ma finalmente eccoci a parlare di “Yesterwynde”, il nuovo disco dei Nightwish uscito ormai da qualche mese. Questo lavoro stilisticamente si avvicina maggiormente a “Endless Forms Most Beautiful” piuttosto che al penultimo “Human :II: Nature”.
L’album si apre con la title track “Yesterwynde”, che funge da intro cantata a due voci da Floor Jansen e Troy Donockley. A seguire troviamo la lunga traccia “An Ocean Of Strange Islands”, che richiama le atmosfere teatrali di “The Poet and the Pendulum”. Questo pezzo cattura immediatamente l’ascoltatore con la sua intensità, rappresentando un perfetto incrocio tra i Nightwish della già citata “The Poet and the Pendulum” e quelli di “Shudder Before the Beautiful”. Le melodie folk-celtiche nella parte finale del brano portano l’ascoltatore ad immaginare suggestive terre lontane, in perfetta sintonia con il titolo.
Tra i brani più originali spicca “The Antikhytera Mechanism”, mentre un altro momento clou è “The Day Of…”, che sorprende grazie all’utilizzo di un coro di voci bianche (dalla scuola londinese “The Cardinal Vaughan”). Questo elemento rappresenta un autentico valore aggiunto, regalando al brano un’atmosfera “angelica”.
Un po’ scontate si rivelano le tracce ” Something Whispered Follow Me” e “The Children Of ‘Ata”, molto piacevoli da ascoltare, dotate di un ottimo tiro ma niente che possa ottenere l’effetto “WOW !”.
L’album presenta un equilibrio a tratti sbilanciato, con un’abbondanza di brani lenti o semi-ballad come “Sway”, “Hiraeth” e la splendida “Lanternlight”, posta in chiusura. Sebbene siano composizioni di grande bellezza, rischiano di appesantire l’ascolto complessivo, soprattutto per chi predilige dinamismo e sonorità più vicine al metal.
Il disco precedente, “Human :II: Nature”, era stato criticato per la sua scarsa componente metal (e anche “Yesterwynde” segue in parte questa linea). Tuttavia, a me era piaciuto molto (tranne il secondo disco, interamente strumentale). Lì, brani come “Shoemaker”, “Pan” (straordinaria), “Procession” e “Endlessness” offrivano ritornelli e melodie strepitose, un elemento che in “Yesterwynde” sembra mancare, fatta eccezione forse per “Spider Silk”.
L’assenza di refrain “vincenti” e veramente incisivi rende “Yesterwynde” meno immediato, ma non per questo privo di fascino. È un disco che richiede ascolti ripetuti per essere pienamente apprezzato, ma la qualità tecnica e compositiva resta indiscutibile.
Un aspetto evidente in “Yesterwynde” è l’assenza di passaggi vocali “lirici” che Floor Jansen aveva adottato, in maniera oculata, nei dischi precedenti, come ad esempio nel finale della già citata “Shoemaker” (“…Laudato…Laudato…Laudato…si…”).
Un altro aspetto musicale (scelta saggia direi) è la quasi totale assenza di brani basati su melodie folk/celtiche (è presente solo qualche passaggio nella parte finale di “An Ocean Of Strange Islands”), come invece accadeva con pezzi iconici come “Harvest”, “My Walden”, “The Islander” o “I Want My Tears Back”. Finché vengono adottate in un disco, queste melodie possono rappresentare un elemento di novità e una soluzione azzeccata, ma, quando iniziano a essere ripetute disco dopo disco, diventano prevedibilmente noiose.
I Nightwish sembrano aver scelto di esplorare soluzioni orchestrali e melodiche più variegate, evitando la riproposizione di schemi già ampiamente sfruttati in passato.
Un disco affascinante, a tratti sublime, ma che non raggiunge le vette dei loro capolavori passati, unica nota “stonata” è l’immagine di copertina, veramente brutta, brutta (il peggior artwork di un album dei Nightwish).
Possiamo comunque affermare che tutti e tre i dischi registrati da Floor Jansen con i Nightwish, a livello qualitativo, si equivalgono. Ancora una volta, Tuomas si conferma un autentico genio: le parti di tastiera e le orchestrazioni risultano sempre fresche e, salvo qualche raro caso, non trasmettono mai la sensazione di qualcosa di già sentito.
Voto: 8/10
Stefano Gazzola















