Il tessuto sonoro di questo “Electrified Brains” è thrash, la configurazione dei brani classicamente hardcore punk. Ne viene fuori un disco molto gradevole, che, pur non proponendo nessuna variazione da questo schema classico, affascina per la freschezza della proposta musicale e per la grinta e la garra che i cinque newyorchesi propongono, superando in alcuni passaggi quelli che dovrebbero essere gli interpreti più autorevoli di questo filone, ovvero gli Anthrax.
Il disco scorre via con brani molto brevi, che non presentano particolari cambi di ritmo : si parte e si arriva a tutta, con la voce urlata di Foresta che mi sembra perfetta per questo genere musicale.
Tony Foresta, voce, Ryan Waste e Nick Poulos, chitarre, Philip “Landphil” Hall al basso e Dave Witte alla batteria è la formazione che dal 2001 incarna, senza compromessi, l’assalto frontale dei Municipal Waste, che ha avuto probabilmente il suo punto massimo nell’album del 2007 “The art of partying” che ha avuto riconoscimenti mondiali e che Metal Hammer, tanto per citarne uno, ha inserito nella classifica dei migliori 50 albums thrash di tutti i tempi.
Tornando a “Electrified Brains”, siamo di fronte a un’altra prova davvero importante, che dimostra che parlare di loro al passato senza considerarli nel presente, sia per la loro dimensione live ma anche alla luce di questo nuovo lavoro, sia decisamente sbagliato.
I Municipal Waste hanno ancora molto da dire, e lo fanno con 14 brani molto brevi, assolutamente diretti, che, come ripeto, coniugano alla perfezione la velocità e la rabbia dell’hardcore punk a una partitura thrash sia nell’ambito della ritmica che dello sviluppo del suono delle chitarre, usate anche in fase solistica, sia pure in modo funzionale al brano e per momenti molto limitati.
“Electrified brains” risulta quindi gradevole e scorrevole, con ritornelli urlati ma comprensibili e memorizzabili, grandi riff e una ritmica martellante e precisa. Tenendo fede al proverbio che non tutti i mali vengono per nuocere, come tanti altri artisti hanno dichiarato, i Municipal Waste non fanno mistero che le ristrettezze della pandemia hanno permesso loro di curare maggiormente i dettagli e tutto questo nel disco si sente.
La titletrack parte subito a mille e il cantato di Foresta mi ricorda i nostri grandissimi Raw Power, sia pure in un contesto thrash, che è prevalente nella successiva “Demoralizer”, meno furibonda della precedente, con un assolo tipicamente thrash. “Last crawl” torna a viaggiare veloce, ma la successiva “Grave Dive” continua nell’alternanza fatta vedere in precedenza, con un brano che presenta un controcanto nel pieno stile Anthrax. Non c’è tregua e il minuto e poco più di “ The Bite” lo dimostra pienamente, seguita da un “High speed steel” che ci riporta al periodo aureo del thrash, pur essendo fresca e attuale. “Thermonuclear Protection” è il brano più lungo del lotto, con i suoi tre minuti, e ricorda, non solo nel titolo, proprio i Nuclear Assault. In ogni caso, quando faccio accostamenti con gruppi importanti della storia del metal e del thrash, va tenuto presente che non si tratta certo di plagi, perché Municipal Waste hanno una identità musicale ben definita e brillano di luce propria. Ecco quindi “Blood Vessel, Boat Jail” dal sapore piratesco, “Crank The Heat”, una delle migliori song di questo disco, “Restless and wicked”, con un vario break chitarristico, l’immancabile elogio alla bevuta facile di “Ten Cent Beer Night” che fa pensare subito ai Tankard, ma “Barreled Rage” riporta in primo piano l’attitudine hardcore di fondo della band americana. Il disco si chiude con “Putting on errors” e “Paranormal janitor” che non si discostano dalla furia sonora che caratterizza l’album.
In conclusione un disco classico dei Municipal Waste, diretto, cattivo, ben suonato e prodotto molto bene.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















