Una celebrazione, come spiega bene il titolo “Celebration Day-30 Years of Mob Rules” che, con un pizzico di giustificato orgoglio, il gruppo che proviene dal nord della Germania tiene a rimarcare per mettere un punto fermo nella propria carriera.
I Mob Rules non sono un gruppo di primo piano del power melodico, ma i brani raccolti in questa compilation di successi e cover sono molto interessanti e , per chi li conosce poco, c’è la grande occasione di entrare in sintonia con questa interessante band.
Già il primo brano, “Way of the world”, che supera gli 8 minuti e faceva parte del disco del 2002 “Hollowed be thy name”, ci offre un ottimo inquadramento dei confini entro i quali si muovono i Mob Rules, ovvero un power metal colto, stile Savatage, con aperture melodiche e anche digressioni che avvicinano la musica di questo combo a certe esperienze prog, ma non troppo cerebrali. In questo pezzo c’è la partecipazione di Roland Grapow, chitarrista molto noto per la sua militanza negli Helloween e nei Masterplan, che aggiunge sicuramente qualcosa di importante.
Ci sono delle cover e subito arriva la maideniana “Run To The Hills”, piuttosto fedele all’originale, una sorprendente “Fame”, brano ultrapop degli anni 80, la cui resa metal non tocca il cuore, mentre chiude il trittico una ottima “Square Hammer” degli immensi Ghost. Queste tre sono cover inedite per la band e vanno ad arricchire i due cd che compongono questa operazione per il trentennale della band.
L’uso delle tastiere è rilevante, come dimostra la ri-registrata “Ghost Town”, ma tutti i brani di questa compilation hanno molto da dire per rappresentare questa trentennale carriera. E’ il caso dei successi dei Mob Rules, come “Black Rain”, “Hollowed be thy name” e “Rain Song” ma tutti e due i dischetti, per chi magari non si è appassionato prima a questa band, offrono spunti interessanti nell’ambito per power metal melodico e anche sinfonico, in certi passaggi.
C’è la cover di “Sacred Heart” del mai troppo osannato Ronnie James Dio, che è molto adatta alla cifra esecutiva della band del cantante Klaus Dirks. “Ice Fire” presenta toni sinfonici, ma la proposta musicale dei Mob Rules è prevalentemente connessa a un power melodico, ma tutto eseguito con grande equilibrio e classe. I riferimenti a Helloween sono frequenti, come in “Somerled” che anche come orchestrazione risente di questa impostazione, ma declinata in modo decisamente personale e con toni, come ripeto, più melodici.
Ci sono i violini, per una atmosfera piratesca, in “Flag Of Fire”, mentre “Fuel to the fire” ( titoli non particolarmente originali) è un altro brano power melodico. Il secondo cd si apre con una cover degli Amon Amarth, “Raven’s Flight”, dal notevole “tiro” che viene ottimamente eseguita dal gruppo tedesco. Un po’ di groove appare in “Hymn of th Damned”, altra scelta azzeccata dei Mob Rules. Qualche brano viene presentato ri-registrato, come “Lord Of Madness”. Non conoscendola prima, non so quali modifiche sostanziali ci siano, ma la song è certamente di buon livello. Gli assoli sono sempre misurati e mai troppo autoindulgenti.
Una menzione lo merita la copertina del francese Stan W-Decker, che inserisce diversi spunti di dischi passati, tanto che la cover è comunque una rappresentazione storica a sua volta del percorso della band dei Mob Rules.
I brani si susseguono, mostrando certi approcci stile Usa come in “Evolution Falling”, oppure digressioni molto suggestive come in “Shores Ahead” che dimostrano una apertura musicale molto importante per i Mob Rules. Anche la produzione non è un dettaglio, così come i cori e i ritornelli, come in “Hydrophobia”.
Un suadente pianoforte caratterizza “Hold Back the Light”, comunque metallica grazie a chitarre taglienti. Il doppio album procede con brani che non si differenziano molto da chi li ha preceduti, tranne “The Oswald Chapter Part II “ che è una ballad che cambia forma durante l’ascolto, mettendo in evidenza una versatilità della band che in certi passaggi mi ricorda i nostrani DGM, che, comunque, preferisco per il loro spessore musicale molto elevato.
Echi di Savatage e della loro straordinaria capacità di creare atmosfere suggestive emergono anche in “ Better Morning”, con una specie di coro che si fonde con tastiere di vario tipo, senza l’apporto della chitarra. Toni epici innervano “Trial by fire”, uno dei brani che acchiappano subito, molto serrato e potente. “On the Edge” aggiunge poco al resto del doppio disco, con un power metal ricco di effetti, mentre la finale “Dykemaster’s Tale” è ancora molto aderente a certe produzioni di Iron Maiden.
Nel complesso un ottimo modo per festeggiare i 30 anni di una onesta carriera, ma auguriamo ai Mob Rules di continuare ancora molto a proporre la propria musica.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















