I Mind driller dopo un album del 2019 che si chiamava “Involution” si presentano a noi con questo “inBolution” composto da 3 inediti, 3 remix e 3 strumentali.
Questo quarto album, preceduto da “Involution” appunto, “Zirkus” e “Red industrial”, poteva essere, e forse lo è, un modo piuttosto diretto anche se non particolarmente azzeccato di far sapere che la band c’è e che con il covid non si sono persi per la strada.
Il loro metodo di lavoro è palesemente improntato su certi stili e certe melodie di un nuovo suono. Di certo il loro industrial non ha nulla a che fare con Ministry, Die Krupps, Nine inch Nails o the Kovenant ma più vicini, permettetemi il paragone esagerato, ma ad un figlio illegittimo tra i Bring me the horizon, Linking park e Rob Zombie.
I breakdown tipici del metalcore con la ricerca della melodia “acchiappa like” di un certo metalcore melodico, misto a ritmi e riff tipici di Rob Zombie e certi loop tanto cari a Zombie e non ultime certe formule sui refrain e sui ritornelli tipici dei Park fanno il loro principale metodo di composizione.
Vi aggiungiamo la triplice voce: femminile, pulita maschile e growl maschile. Nonché segnaliamo dei synth parecchio presenti al punto che talvolta sono predominanti, ed invasivi, sulle chitarre.
Ammetto di non aver cercato delle tracce remixate la loro forma originale per potermi fare un’idea della “partenza” come del resto anche i brani strumentali provenienti dalle precedenti releases, ma nel complesso non stonano nell’album. Diciamo che i remix sono una versione parecchio danzereccia, in due casi su tre, di quello che dovrebbe essere in origine, suppongo, e come indicato poco sopra nessuna distopia con il proposto come materiale originale.
La forzatura di inserire spesso e volentieri delle frasi in tedesco, credendo che possa fare più “industrial” mi lascia però nel dubbio, che la band voglia fare più del “suo”.
Le tre versioni strumentali purtroppo ai miei occhi servono o a far fare il karaoke ai fans oppure non si spiegano fino in fondo, se non per fare “massa” e definire questo un album e non un EP da tre tracce e tre remix.
Sinceramente non saprei cosa suggerirvi come best tracks, dato che a conti fatti tre sono le uniche tracce inedite. Fate vostro questo album e decidete in autonomia, perché ammetto non saprei minimamente cosa dirvi.
Facendo un ragionamento in più, quello in ambito tecnico non espresso precedentemente, la produzione è molto interessante, se si esclude l’invasività dei synth; la triplice voce è un’idea carina ma per come viene usata è oggettivamente un “carico aggiuntivo” inutile. Nel senso che le parti di pulito maschile potrebbero esser fatte dalla voce femminile dandole più spazio e non ci sarebbero chi sa quali perdite in risoluzione finale. Uguale per i synth, un paio di tacche in meno di volume e si otterrebbe un buon risultato a 360 gradi. Per la batteria nulla da dire ottima la scelta di campo almeno per quest’ultima.
Personalmente questo è un lavoro che finisce nel calderone dei “vorrei ma non posso”. Sarebbe stato un lavoro dignitoso e funzionale per una band esordiente, ma al quarto album uno scivolone così magari no; presentare tre brani e riempire il tutto con sei tracce che non tolgono e non aggiungono nulla se non spazio poteva esser gestito in altro modo. Che sò… un album di soli remix più, a pochi mesi di distanza, un EP con i tre inediti oppure fare una specie di greatest hist con tre inediti, Ma non una cosa così che non è né carne né pesce.
Peccato, un’occasione sprecata a mio avviso
Voto: 5/10
Alessandro Schümperlin
















