Con Megadeth, la band guidata da Dave Mustaine ritorna con un lavoro che conferma la sua abilità tecnica e il suo istinto compositivo, pur mostrando i segni del tempo. L’album è godibile, ben suonato e strutturato, ma sicuramente farà storcere il naso ai puristi e agli snob: non è il Mustaine degli esordi, eppure risulta comunque più incisivo di molte uscite recenti nel panorama metal. Musicalmente ricorda molto Countdown to Extinction, con chitarre essenziali e riff serrati, meno assoli virtuosistici alla Kiko Loureiro, concentrandosi più sul groove e sull’impatto delle canzoni.
L’apertura con “Tipping Point” è aggressiva e potente, un pezzo che cattura subito l’attenzione grazie a riff incisivi e ritmica martellante. “I Don’t Care” prosegue sulla stessa scia thrash, con energia e determinazione. “Hey, God?!” si distingue per l’atmosfera cupa e i testi riflessivi, mentre “Let There Be Shred” offre un po’ di virtuosismo chitarristico, senza però esagerare. “Puppet Parade” e “Another Bad Day” mostrano il lato più melodico della band, con riff ponderati e strutture ben costruite.
“Made to Kill” e “Obey the Call” riportano il disco a un impatto più diretto e aggressivo, mentre “I Am War” mantiene la tensione con un ritmo incalzante. “The Last Note” chiude la tracklist principale con un senso di conclusione riflessiva, pur lasciando spazio al bonus track Ride the Lightning, purtroppo deludente come cover: non riesce a catturare l’energia dell’originale.
Nonostante la band abbia dichiarato che questo sarà il loro ultimo disco, concediamo il dubbio: MEGADETH difficilmente si fermerà qui. Nel complesso, un lavoro convincente, tecnicamente solido e piacevole all’ascolto, ma non privo di momenti meno riusciti.
Voto: 7,5/10
Maurizio Mazzarella















