Adam Darski, meglio conosciuto come Nergal, cantante e chitarrista della band polacca Behemoth, è un tizio che ha saputo nel tempo ritagliarsi un posto d’onore nel panorama musicale internazionale, finendo anche a fare il coach su The Voice polacco. Andando avanti sempre per la propria strada, tra sfide musicali, provocazioni che spesso l’hanno portato al centro di violente critiche da parte dei ben pensanti. In questo periodo si presenta al pubblico con il secondo disco del suo particolare progetto dark country rock, come lo chiamiamo noi, Me And That Man, dal titolo: New Man, New Songs, Same Shit, Vol I. Questo nuovo lavoro procede sulla stessa linea del precedente, mettendo in campo tutto l’amore che l’artista in questione riversa su un genere che musicalmente si discosta completamente dalla sua band principale. Segno questo comunque di un’apertura mentale invidiabile, cosa che gli ha permesso di produrre ancora una volta delle ottime canzoni, musicalmente parlando. Tralasciamo le liriche volutamente concentrandoci sul lato musicale, perché altrimenti potremmo anche chiudere qui questa recensione, in quanto non aggiungono assolutamente nulla a quello che da sempre ci propina elle sue creazioni. Una piccola novità su questo disco è la massiccia presenza di ospiti molto conosciuti all’interno del panorama musicale internazionale, il che rende ancora più vario del precedente quest’ album. Si comincia con una bella e ritmata Run With The Devil, dove troviamo Jorgen Munkeby (Shining NO), canzone trascinate con una bella melodia di fondo. Attenzione, non siamo di fronte ad un capolavoro, però le tracce si difendono molto ben perché si fanno comunque ascoltare in modo semplice e non molto impegnativo. Burning Churches con un mood country rock quasi epico, dove Mat McNerney fa la differenza. Troviamo anche mister Ishann degli Emperor, che rende By The River assolutamente un gran bel brano. L’album è pieno di ottimi brani come ad esempio Surrender, con Rob Caggiano, Man On The Cross fresa magica da Jerome Reuter. Le tracce hanno comunque un mood oscuro, quasi malinconico, anche se presenta alcune soluzioni che fanno aprire uno spiraglio di luce sopra una nube grigia. Mai banali e complicate le trame delle varie Deep Down South, Man On The Cross, anche se comunque in molti casi i brani rischiano di somigliarsi un po’ troppo tra di loro, cosa tra l’altro sostanzialmente accade per tutta la durata dell’album. Ecco, qui probabilmente inizia l’inghippo, almeno per chi scrive, dopo svariati ascolti approfonditi, il disco è godibilissimo, ma a volte viene difficile arrivare alla fine senza saltare qualche passo, perché appunto si somigliano troppo, sia in fase ritmica sia strutturale, dove l’unica cosa che li differenzia sono i cambi di vocalist su ogni brano. L’unico brano che esce dal seminato, musicalmente parlando è l’ultima Confession, che risulta un brano davvero bello, dall’inizio alla fine, con un Niklas Kvarforth in gran spolvero e delle sfuriate black metal di tutto rispetto. Disco che si lascia ascoltare molto bene e seppur non si gridi a un miracolo, è interessante sentire l’apertura musicale che ha un artista come Nergal, non dedito solo ed esclusivamente al death/black metal dei suoi Behemoth. Peccato solo che una volta terminati i minuti del disco, in mente non rimane nulla.
Voto: 6/10
Sandro Lo Castro















